Roma, 5 nov. (Adnkronos Salute) – “Il dato particolare delle coperture vaccinali Hpv è che si arriva all’85% di almeno una dose somministrata in adolescenza in Lombardia e in Umbria, che sono le due regioni con le percentuali più alte, mentre la copertura in alcune regioni del Sud, in particolare la Sicilia, è la metà” di questa percentuale. “Bisogna lavorare per alzare le coperture vaccinali, soprattutto in quelle regioni che oggi fanno più fatica. È un fatto culturale, è un fatto organizzativo ed è un approccio che richiede la collaborazione dei medici e dei ginecologi. Credo che ci sia ancora molto lavoro da fare”. Lo ha detto Carlo Signorelli, professore di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, intervenendo al convegno ‘Eliminazione delle patologie Hpv-correlate: utopia o possibilità reale?’, che oggi a Roma ha riunito esperti, società scientifiche, istituzioni e associazioni dei pazienti.
“Quello contro il papilloma virus è stato il primo vaccino pensato per prevenire un tumore, nello specifico il tumore della cervice uterina – spiega Signorelli -. Esattamente vent’anni fa ci fu la prima registrazione, poi arrivò un altro vaccino subito dopo. Il costo era molto elevato, per cui è servito un emendamento nella legge finanziaria del 2007 per poter permettere alle ragazze dodicenni di ricevere il vaccino offerto dall’anno successivo. Fu un’operazione che ottenne un largo consenso politico. All’inizio le cose andarono molto bene, poi c’è stato un calo di adesione alle vaccinazioni e, negli anni più recenti, un recupero. Nel frattempo, però, abbiamo a disposizione un vaccino più efficace, il cosiddetto vaccino nonavalente, che oggi viene somministrato in tutte le regioni italiane e protegge da nove sierotipi pericolosi per lo sviluppo di patologie tumorali”.
“Si è scoperto che questo virus, per il quale ci si vaccina, è causa non solo del tumore della cervice uterina, ma di altri sei tipi di tumore che colpiscono sia la donna che l’uomo – evidenzia l’esperto – Per questo motivo, dal 2017 si è cominciata a offrire la vaccinazione non più solo alle ragazze dodicenni, ma anche ai ragazzi dodicenni. Ed è quello che si sta facendo oggi” . A vent’anni dall’introduzione del vaccino contro l’Hpv “non abbiamo ancora dei dati che indichino un calo netto di patologie che si sviluppano nel corso della vita. Sicuramente, però, c’è una grande propensione a prevenire il tumore, poiché rappresenta un investimento per la salute dei giovani”. E proprio per salvaguardare la salute dei giovani, “è attualmente in atto, da parte del Servizio sanitario nazionale, il recupero di quelli che non si sono vaccinati a dodici anni e che oggi possono farlo fino a trent’anni, in modo da poter avere una protezione da questi sei tumori per tutta la vita”, conclude.


