Nicko McBrain: “Pronto a suonare ancora con gli Iron Maiden. I concerti? Non devono essere solo per i ricchi”

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Milano, 2 nov. (Adnkronos) – A dieci anni guardava un batterista in televisione e capiva che quella sarebbe stata la sua strada. A 74 anni, di cui 42 anni negli Iron Maiden, Nicko McBrain continua a parlare di musica con lo stesso entusiasmo di quel ragazzino. È forse questo l’aspetto più interessante di ‘Hello Boys And Girls’, l’autobiografia appena arrivata in Italia per Il Castello nella collana Chinaski: il racconto di una passione che non ha mai smesso di cambiare forma. McBrain ripercorre gli anni prima dei Maiden, le droghe, gli eccessi, l’ingresso nella band, i rapporti con Bruce Dickinson e gli altri compagni, fino all’uscita dal gruppo nel 2024 dopo l’ictus che gli ha compromesso la possibilità di suonare come prima. Oggi, da fuori, guarda i suoi ex compagni continuare a correre sul palco mentre si dice pronto a tornare dietro la batteria “per qualche traccia”, se ci sarà l’occasione di un nuovo album. E con l’AdnKronos parla anche di ciò che sta succedendo nell’industria musicale: prezzi dei biglietti sempre più alti, concerti che rischiano di diventare inaccessibili e una musica dal vivo che, se non si mette un freno, potrebbe finire per assomigliare a qualcosa di molto diverso da quello che conosciamo. “Non essere avidi. Fate in modo che funzioni” è il suo messaggio.
Nicko, nel libro racconti che ti sei innamorato della batteria guardando un programma televisivo, quanto di quel ragazzino è ancora presente oggi?
“Oh, non se n’è mai andato. La passione è sempre quella del ragazzino di dieci anni che guardava il suo idolo in televisione, semplicemente è cresciuta e si è trasformata con il tempo. E sì, ce l’ho ancora addosso. È uno dei motivi per cui possiedo un negozio di strumenti musicali, specializzato in batterie. Credo che ogni ragazzo che inizia a suonare la batteria conosca questa sensazione: passare davanti a un negozio di musica, vedere uno strumento nuovo e sentire immediatamente il desiderio di entrare a dare un’occhiata. Ti chiedi: “Cos’è quella batteria? Com’è quel modello nuovo? Chissà come suona”. È un entusiasmo che nasce da lì, da quel ragazzino curioso che continua a vivere dentro di noi. E, sì, ancora oggi, alla mia età, provo la stessa emozione davanti a a un set di piatti appena uscito o a qualsiasi strumento a percussione diverso dal solito. Quella passione non è mai scomparsa”.
Nel libro racconti anche che, prima di entrare negli Iron Maiden, avevi già suonato con diversi musicisti e vissuto esperienze molto diverse. Quanto è stato difficile trovare la tua strada nella musica?
“Non è stato facile. Mi cacciavano continuamente dalle band in cui suonavo. Lemmy, che era un caro amico fin dai primi anni Settanta, ogni volta che mi vedeva scherzava: “Allora, chi ti ha licenziato stavolta?”. Sono diventato musicista professionista a 21 anni e ci sono voluti quasi nove anni, in realtà ancora di più, prima di trovare il mio posto negli Iron Maiden. È stato un percorso lungo e spesso complicato: ho suonato in molte band, sono stato allontanato da diverse di loro e alcuni progetti sono naufragati per problemi economici, gestionali o per un management non all’altezza. Alla fine, però, ho trovato le persone giuste. Steve Harris aveva un sogno e c’erano altri ragazzi pronti a condividerlo con lui. Quando entrai negli Iron Maiden e facemmo la prima prova, nel gennaio del 1983, capii subito di aver trovato la mia casa. Pensai: “Ecco, questi sono i miei ragazzi”. Ma per arrivarci è stato necessario un viaggio lungo e piuttosto duro”.
Parli anche del rapporto con le droghe e con l’eroina alla fine degli anni Settanta. Dici che sei stato abbastanza fortunato da non sviluppare una dipendenza più grave e che hai smesso prima di entrare negli Iron Maiden. Quando ripensi a quegli anni, che cosa ti colpisce di più? Quanto è stato importante per te riuscire a uscire da quella situazione?
“Personalmente non credo che le droghe siano mai qualcosa di positivo. Quando sei giovane magari ti capita di sperimentare, ma non ne vale la pena. Non ti fanno suonare meglio, anche se a volte puoi convincerti del contrario. Io sono stato fortunato: sono riuscito a smettere da solo, senza dover ricorrere alla riabilitazione. Ho smesso di bere, fumare, fare uso di hashish e cocaina, e già negli anni Settanta avevo abbandonato l’eroina, una sostanza estremamente pericolosa che può creare dipendenza anche dopo una sola volta. Oggi la situazione è forse ancora più insidiosa, perché molte droghe contengono sostanze come il fentanyl, che possono essere letali. Ho visto persone perdere la vita per questo e mio figlio stesso, che è pulito da quattro anni, ha perso degli amici lungo il percorso. Per questo il mio consiglio a chiunque stia affrontando un problema di dipendenza è di chiedere aiuto a professionisti e circondarsi di persone che sappiano davvero sostenerlo. Io sono assolutamente contrario a qualsiasi tipo di droga, proprio per tutto quello che ho visto e vissuto”.
Sei entrato negli Iron Maiden nei primi anni Ottanta. Ricordi il momento in cui hai pensato: ‘Questa è la volta giusta’?

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