Milano, 21 ott. (Adnkronos) – Il primo nodo riguarda il rinnovo del contratto nazionale dei bancari, scaduto il 31 marzo. Dopo i primi tre incontri, la trattativa non è ancora entrata nel merito delle richieste sindacali. Il quarto appuntamento è previsto a Roma, nella sede dell’ABI. “Più che una strada in salita, stiamo parlando del niente”, afferma Lando Maria Sileoni, segretario generale della FABI, sottolineando come, a suo giudizio, il comitato sindacale dell’ABI non abbia ancora ricevuto un mandato sufficiente per avviare una discussione concreta.
La parte economica rappresenta tradizionalmente l’aspetto più complesso del negoziato, ma anche le altre richieste contenute nella piattaforma sindacale comportano costi per l’associazione bancaria e per i singoli gruppi.
Secondo Sileoni, un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dalle operazioni straordinarie in corso nel settore. Gli istituti, osserva, potrebbero essere in attesa di capire come cambieranno gli equilibri di forza e gli assetti del sistema bancario prima di assumere impegni nella trattativa.
Il contesto economico e il rischio di un aumento dell’inflazione rendono ancora più urgente il rinnovo. La FABI, spiega Sileoni, punta a raggiungere un accordo attraverso il confronto con l’ABI e con i gruppi bancari, senza rinunciare alla tutela del potere d’acquisto dei lavoratori.
“Di fronte a una perdita di tempo che non ha il minimo senso, dobbiamo rappresentare gli interessi di 260 mila addetti, ai quali si aggiungono quasi 30 mila lavoratori delle banche di credito cooperativo. Queste ultime hanno un contratto nazionale distinto, ma, secondo Sileoni, l’esito della trattativa ABI influenzerà inevitabilmente anche il loro rinnovo.
Il messaggio alle banche è netto: “Se aspettano ancora, chiederemo ulteriori aumenti, perché l’inflazione potrebbe produrre altri disagi. Il recupero sarà maggiore. Più perdono tempo, peggio sarà per loro”.
Se il rinnovo non dovesse arrivare in tempi ragionevoli, la FABI è pronta a irrigidire i rapporti sindacali, con possibili conseguenze anche sulla gestione delle operazioni straordinarie previste nei prossimi anni.

