Roma, 13 ott. (Adnkronos) – La Fondazione Antonio Presti ha inaugurato la “Porta di Pegaso”, la nuova porta dei sogni del Museo di arte contemporanea Magma nel quartiere Librino di Catania composta da 5.000 manufatti realizzati da bambini, insieme all’opera ‘Pegaso – Il Cavallo Alato’, in una giornata di festa a cui hanno partecipato istituzioni, famiglie e associazioni del quartiere. A Librino anche il cielo sembra essersi avvicinato alla terra per abbracciare i sogni dei bambini. Un quartiere tutto dipinto di blu, il colore dell’infinito, della libertà e dell’immaginazione, ha accolto questa mattina l’inaugurazione della “Porta di Pegaso”, la nuova suggestiva opera del Museo di arte contemporanea Magma, nell’ambito della Triennale della contemporaneità, promossa dalla Regione siciliana, in collaborazione con il fondo di beneficenza della banca Intesa Sanpaolo, donata alla collettività dalla Fondazione Antonio Presti.
Una grande festa di comunità, nella quale arte, musica, poesia ed emozioni si sono intrecciate, trasformando i luoghi della quotidianità in spazi simbolici, dove il sogno diventa possibilità e la bellezza si fa esperienza collettiva. Nello slargo antistante l’Istituto comprensivo Campanella Sturzo, in viale Bummacaro, il monumentale ‘Pegaso – Il Cavallo Alato’, realizzato dall’artista Antonello Bonanno Conti, ha accolto bambini, famiglie, insegnanti, cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Ad arricchire il significato della scultura, 5.000 manufatti in terracotta realizzati dai bambini di Librino insieme alle loro mamme, attraverso un percorso di laboratori artistici e didattici che ha coinvolto tutte le scuole del quartiere. Non semplici mattonelle, ma piccoli scrigni di sogni, pensieri e desideri, affidati alla materia e destinati a diventare patrimonio collettivo componendo la ‘Porta di Pegaso’. Ogni manufatto custodisce una storia e contribuisce a creare una grande narrazione corale, nella quale l’immaginazione dei più piccoli si intreccia con la memoria e le speranze delle famiglie. Il blu ha accompagnato la giornata inaugurale, trasformando l’atmosfera e diventando il filo conduttore di una grande narrazione collettiva. Persino un piccolo bar accanto alla scuola ha scelto di entrare nello spirito della manifestazione, trasformandosi da “Il Catorcino” nel “Coffee Bar dei Sogni”: un dettaglio semplice ma profondamente significativo, capace di raccontare meglio di tante parole come l’arte possa uscire dai confini di un’opera e contagiare positivamente la vita quotidiana di una comunità. Perché è proprio questo uno degli aspetti più importanti del progetto MAGMA: la bellezza non rimane confinata nella dimensione artistica, ma entra nelle strade, nelle scuole, nei luoghi di incontro, nelle attività commerciali e soprattutto nella coscienza delle persone.
“Le armi più potenti che possiamo consegnare ai nostri ragazzi sono il sapere e i sogni- ha affermato Antonio Presti -. In una mano devono stringere i libri, nell’altra custodire la capacità di sognare. Perché conoscere significa acquisire consapevolezza, ma sognare significa avere la libertà di immaginare ciò che ancora non esiste. Oggi il Cavallo Alato, questo straordinario cavallo di luce, restituisce a Librino una nuova visione: quella del sogno e, soprattutto, del sognare. Una visione che i bambini hanno trasformato in realtà attraverso le loro mani, affidando pensieri, desideri e speranze ai cinquemila manufatti in terracotta che compongono la Porta di Pegaso. Ma se oggi celebriamo la bellezza di questa scultura monumentale, dobbiamo ricordare che la vera opera d’arte non è soltanto ciò che vediamo. La vera opera è il processo artistico, è la condivisione, sono le mani dei bambini e delle mamme che hanno lavorato insieme, è questo popolo che oggi si ritrova e si riconosce nella bellezza”. Un pensiero che rappresenta la “politica della bellezza” portata avanti dall’artista e mecenate Presti da trent’anni e che lo lega a Librino, dove l’arte è diventata uno strumento di rigenerazione non soltanto degli spazi urbani, ma soprattutto delle coscienze.
“Da più di trent’anni condivido con Librino un cammino fatto di incontri, di ascolto e di bellezza. Poco alla volta abbiamo cercato di restituire al quartiere un’altra visione, una nuova possibilità di guardare a sé stesso e al proprio futuro. È stato come innestare bellezza in una pianta ferita, che aveva bisogno soprattutto del cuore per tornare a fiorire. Ed è proprio questa la forza degli artisti: la potenza del cuore, capace di trasformare la materia in emozione, l’arte in partecipazione e la bellezza in coscienza collettiva” ha concluso Antonio Presti. Nelle sue parole emerge il senso più autentico di Magma, un progetto nel quale l’opera monumentale rappresenta soltanto la parte visibile di un processo più profondo, costruito attraverso il coinvolgimento delle scuole, delle famiglie e dell’intera comunità. La vera trasformazione di Librino non risiede soltanto nelle opere che ne ridisegnano il paesaggio, ma nella capacità di educare le nuove generazioni a riconoscere il proprio valore, a coltivare la conoscenza e a non smettere mai di sognare.
La Porta di Pegaso rappresenta un ulteriore capitolo del grande progetto di rigenerazione urbana e culturale promosso dalla Fondazione Antonio Presti, nell’ambito della Triennale della Contemporaneità promossa dalla Regione Siciliana. Il cuore dell’opera è il monumentale Cavallo Alato, una scultura che sembra voler sfidare la forza di gravità, proiettando le proprie ali verso il cielo. Realizzato in acciaio inox specchiante, Pegaso cattura la luce del sole, riflette le nuvole, gli edifici e i volti dei bambini, cambiando continuamente aspetto nel corso della giornata. È un cavallo di luce, un’opera che riflette il mondo ma, soprattutto, invita a immaginarne uno nuovo. La luce diventa così metafora di conoscenza, consapevolezza e rinascita. Non illumina soltanto uno spazio urbano, ma suggerisce una nuova possibilità di guardare alla realtà, trasformando un luogo di passaggio in uno spazio di bellezza e appartenenza. Il significato di Pegaso affonda le radici nell’immaginario popolare catanese e nella volontà di trasformare un simbolo profondamente radicato nella cultura del territorio.
Il cavallo, spesso associato al lavoro, alle corse clandestine, allo sfruttamento e alla tradizione gastronomica della carne equina, attraverso l’arte recupera la sua dimensione più nobile. Antonio Presti sceglie di liberarlo dal calesse, da tutto ciò che lo costringe a terra, per donargli le ali. Il cavallo non deve più trascinare un peso, ma portare un sogno. Non deve più rappresentare una forza da dominare, ma la libertà di immaginare l’impossibile. È un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a comprendere che il sapere e il sogno non sono dimensioni separate, ma strumenti complementari per costruire il proprio futuro. A Librino il sogno diventa così una forma di riscatto culturale, un diritto da difendere e coltivare attraverso la scuola, l’arte e la conoscenza.

