Riarmo, pressione fiscale e le parole sbagliate della politica. Di Gregorio: “Come ti è cambiata la vita?”

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Roma, 25 set. (Adnkronos) – “ReArm Europe” è durato poco. Quando Ursula von der Leyen presentò nel marzo 2025 il nuovo grande piano europeo per la difesa scelse una formula tanto immediata quanto politicamente esplosiva: riarmare l’Europa. Poche settimane dopo la Commissione aveva già spostato il baricentro su “Readiness 2030”, prontezza 2030. La portavoce della Commissione, Paula Pinho, riconobbe che la parola “rearm” poteva suscitare “sensitivities” in alcuni Paesi e rendere più difficile spiegare ai cittadini perché quelle misure fossero necessarie.
Per Luigi Di Gregorio, che ne ha parlato con l’Adnkronos, è un piccolo esempio di un problema molto più grande: le parole sbagliate della politica.
Professore di Comunicazione pubblica all’Università della Tuscia, dove è anche direttore scientifico del master in Comunicazione strategica, Di Gregorio tiene insieme da anni ricerca accademica e lavoro sul campo, come consulente e spin doctor. Nei prossimi giorni uscirà La battaglia cognitiva, il suo nuovo libro per Rubbettino.
“ReArm Eu era sbagliato”, osserva Di Gregorio. Il passaggio successivo a Readiness 2030 è stato corretto, “però era tardi: ormai ReArm era entrato nel dibattito, mentre Readiness non lo conosce nessuno”.
Il punto non è negare la necessità di investire nella difesa, ma decidere che cosa si sta realmente raccontando al cittadino. Di Gregorio partirebbe da due aspetti molto più vicini alla vita quotidiana. Il primo è la sicurezza delle infrastrutture: “Dobbiamo evitare che con un click possa deragliare un treno in Italia, possa non funzionare il 118”. La sicurezza, in questa chiave, non significa soltanto carri armati: significa impedire che un attacco informatico blocchi un servizio essenziale, una rete, un conto corrente. “Dire che questo piano serve prima di tutto a mettere in sicurezza i servizi, la tua sicurezza a 360 gradi, è molto più forte (oltre che vero, ma sappiamo che non basta) che dire ‘stiamo comprando carri armati’”.
Il secondo terreno è l’innovazione. Gli investimenti militari, sostiene, possono avere ricadute tecnologiche e industriali molto più ampie: dalla robotica ai sistemi digitali. La comunicazione dovrebbe quindi spiegare non soltanto quanto viene destinato alla difesa, ma quali capacità tecnologiche e produttive il Paese vuole costruire.

Il problema riemerge in economia. “Cuneo fiscale”, “cuneo contributivo”, “fringe benefit”: termini perfettamente normali nei ministeri, negli uffici studi o a un convegno di commercialisti, molto meno davanti a milioni di persone in televisione. Di Gregorio lo riconduce alla “maledizione della conoscenza”, la curse of knowledge studiata dalla psicologia cognitiva: quando si acquisisce familiarità con un argomento diventa difficile ricordare che gli altri non possiedono le stesse informazioni.

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