Alzheimer, da un anno a tre mesi per la diagnosi: i numeri del Campus Bio-Medico

86

Roma, 21 set. (Adnkronos) – Ridurre da un anno a tre mesi il tempo necessario per arrivare a una diagnosi di Alzheimer. Nove mesi guadagnati per costruire un percorso terapeutico e assistenziale, valutare l’accesso alle terapie emergenti e coinvolgere il paziente quando la malattia è ancora nelle sue fasi iniziali. È uno dei risultati raggiunti dal Centro Integrato di Ricerca e Cura sulla malattia d’Alzheimer – Fondazione Roma del Campus Bio-Medico, che nel 2025 ha seguito 200 pazienti.
Il progetto, promosso dalla Biomedical University Foundation e sostenuto dalla Fondazione Roma, mette insieme ricerca traslazionale, attività clinica e supporto socioassistenziale con l’obiettivo di accorciare la distanza tra laboratorio e paziente. Al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico sono state installate una risonanza magnetica 3 Tesla e un laboratorio di neurofisiologia clinica, mentre all’Università Campus Bio-Medico di Roma sono stati realizzati laboratori e strutture per la ricerca e la validazione preclinica.
L’obiettivo è creare un unico percorso nel quale ricerca avanzata, diagnostica e assistenza possano dialogare, favorendo l’individuazione precoce della malattia e una maggiore personalizzazione delle scelte cliniche.
I risultati del Centro sono stati presentati in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer durante un incontro all’Università Campus Bio-Medico di Roma che ha riunito ricercatori, professionisti sanitari, rappresentanti delle istituzioni e del terzo settore. Al centro del confronto anche il ruolo dei centri diurni nell’assistenza alle persone affette dalla malattia e alle loro famiglie.
“La malattia di Alzheimer non coinvolge soltanto chi ne riceve la diagnosi, ma incide profondamente anche sulla vita delle famiglie”, ha sottolineato Carlo Tosti, presidente dell’Università e della Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico. Per questo, ha spiegato, è necessario “un approccio che unisca ricerca e cura e riconosca, in ogni fase della malattia, la dignità e l’identità della persona”.
Il Centro, secondo Tosti, traduce in pratica la scelta di mettere insieme “competenze scientifiche e cliniche al servizio dei pazienti”, riunendo professionalità differenti per affrontare una patologia la cui complessità non riguarda soltanto gli aspetti strettamente medici, ma coinvolge l’intero nucleo familiare.
Una sfida destinata a diventare sempre più rilevante con l’invecchiamento della popolazione. Franco Parasassi, presidente della Fondazione Roma, ha ricordato che in Italia vivono “oltre 1,4 milioni di persone con demenza, di cui circa 600.000 affette dalla malattia di Alzheimer”. Numeri che, ha osservato, sono destinati ad aumentare con il progressivo invecchiamento demografico.
Fondazione Roma è già impegnata nell’assistenza attraverso il proprio Villaggio residenziale dedicato alle persone con Alzheimer lieve e moderato. Con il Centro integrato, ha spiegato Parasassi, l’obiettivo è far incontrare ricerca e assistenza per “sviluppare modelli di diagnosi sempre più precisi e tempestivi” e trasformare l’innovazione scientifica in strumenti utilizzabili nella vita dei pazienti.

articolo precedenteFisco: indagine su entrate fiscali e finanziamento welfare, convegno con Brunetta e Leo
prossimo articoloAlzheimer, da un anno a tre mesi per la diagnosi: i numeri del Campus Bio-Medico