De Meo (Fi): ‘Manca vera politica difesa comune. Estendere clausola mutua difesa agli attacchi ibridi’

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Strasburgo, 16 set. (Adnkronos) – L’Unione europea non dispone ancora degli strumenti per garantire la propria sicurezza, dalla difesa militare alla resilienza contro gli attacchi ibridi, mentre sul piano politico la crescita degli estremismi impone un cambio di passo. Lo sostiene Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia (Ppe), intervenuto nella .
Oggi l’Ue non può sviluppare una deterrenza almeno pari a quella della Nato “perché non abbiamo costruito nel corso di questi anni una politica di difesa comune intesa realmente”, e “non semplicemente, come qualcuno intende far credere, come esercito comune”, rileva De Meo. L’Unione, spiega, non dispone di una base industriale che permetta di approvvigionarsi in maniera autonoma e indipendente: “anche alla luce dei nuovi scenari imposti dalla presidenza americana, noi risultiamo particolarmente deboli”. L’obiettivo, precisa, non è creare un sistema alternativo alla Nato, ma rafforzare il pilastro europeo dell’Alleanza.
Occorre “prendere atto di queste infinite provocazioni”, cioè gli attacchi ibridi sempre più frequenti sul suolo europeo, “che altro non sono che un test” utilizzato dal presidente russo Vladimir Putin “o chi per lui” per verificare la capacità di reazione dell’Ue. “Noi dovremmo prendere spunto da questi episodi per convincerci ancora di più di accelerare i tempi, visto che ancora temporeggiamo, non abbiamo un’architettura istituzionale, una governance che ci permetta di recuperare anche la nostra credibilità e la nostra deterrenza”, avverte l’eurodeputato.
De Meo ricorda che per 80 anni l’Europa ha “demandato ad altri” la propria sicurezza, e che non è Donald Trump, “che in maniera forse insolita e impropria ci sta mettendo davanti alle nostre responsabilità”, ad averlo evidenziato per primo: si tratta di “responsabilità antiche, che ci sono state già evidenziate anche da altre presidenze americane”. Più che discutere degli importi da spendere, oggi occorre capire “in che modo spendere queste risorse, dotarci di quell’autonomia strategica che ci permetta di avere una responsabilità puntuale e compiuta su questa parte del globo”, anche in vista del riallineamento Usa sul teatro indo-pacifico.
Occorre anche “accelerare i tempi e garantirci una difesa migliore in termini molto più ampi di quello che può essere il semplice armamentario: noi dobbiamo investire in tecnologia, in autonomia energetica, in autonomia sanitaria”, osserva De Meo, segnalando il rischio che tra attacchi ibridi o cause naturali si possano presentare sfide di natura chimica o patogena: “lo scioglimento degli acciai ci sta ponendo di fronte alla possibilità che i nuovi agenti patogeni non siano contenibili con le attuali nostre ricerche e disposizioni”.
L’eurodeputato denuncia una “mancanza di volontà politica” nella costruzione di un’Ue della difesa: “abbiamo alcuni strumenti che sono solo l’inizio di un percorso molto più ampio, che fa riferimento ovviamente a una strategia industriale, a una quantità di risorse che è completamente insufficiente per poter compensare quello che è il lavoro che ci resta da fare”. Serve costruire “una cultura e un sistema di sicurezza che vada ben oltre quelle che sono le polemiche demagogiche di alcuni che vogliono contrapporre le spese della difesa della sicurezza ad altro tipo di spesa”.
Come conclude De Meo, mentre Russia, Cina e America “hanno compreso le nostre potenzialità se fossimo uniti realmente, se fossimo integrati, noi siamo i primi invece che non riusciamo a renderci conto di questa nostra capacità di incidere sullo scenario geopolitico internazionale”.
Su questo fronte, De Meo rilancia una proposta concreta: estendere anche agli attacchi ibridi la clausola di difesa reciproca dell’Unione europea, l’Articolo 42.7 del Trattato Ue. L’eurodeputato sottolinea che la Commissione Sicurezza e difesa dell’Eurocamera in cui siede sta lavorando a un rapporto d’iniziativa in tal senso, con l’obiettivo di “creare le basi giuridiche per capire qual è la governance che permetta all’Europa di intervenire in maniera complementare” rispetto alla Nato.

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