Rita Dalla Chiesa: “44 anni fa l’omicidio di mio padre, la verità storica non sempre coincide con le sentenze”

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Palermo, 2 set. (Adnkronos) – Alla vigilia del 44esimo anniversario dell’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre del 1982 a Palermo, insieme con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, la figlia Rita Dalla Chiesa, senza nascondere l’emozione, ricorda il padre. Non solo il generale ma il papà affettuoso, che amava incontrare i giovani. Oggi Rita Dalla Chiesa è una parlamentare di Forza Italia.
Sono passati 44 anni dall’omicidio di suo padre. Le sentenze hanno accertato le responsabilità della Cupola di Cosa nostra, ma hanno anche messo in risalto diversi misteri ancora irrisolti. Sapremo mai la verità?
“La verità che dobbiamo accettare è quella stabilita nelle aule di tribunale. Poi c’è la verità storica di cui conosciamo le responsabilità morali e politiche di chi in quel momento aveva ruoli di primo piano politico in Italia. Queste responsabilità vennero riconosciute anche in campo internazionale. Ho capito da allora che in Italia è molto difficile che la verità storica coincida con la verità stabilita in tribunale”.
Dalla Chiesa fu inviato a Palermo in estrema solitudine, senza i poteri speciali che aveva richiesto e che gli erano stati promessi…
“E’ vero, venne lasciato solo, ma questo lo scoprì solo dopo un mese. Lui aveva un’incrollabile fiducia nello Stato e nelle Istituzioni e ha creduto a quanto gli era stato assicurato, quando aveva accettato di scendere in Sicilia”.
 Secondo Lei, qual è la lezione più grande che le istituzioni di oggi dovrebbero ancora imparare dalla sua vicenda?
Detto questo, oggi abbiamo una commissione antimafia con Chiara Colosimo presidente, che poco alla volta sta tirando fuori pezzi di verità. Immagino che il costo sia altissimo per la presidente, dal punto di vista del suo coraggio, ma non è un caso che mio fratello sia consulente di quella commissione, che i figli di Borsellino abbiano avuto totale apertura e fiducia nei confronti della presidente, che Maria Falcone abbia apprezzato il suo lavoro, e che io stessa la sostenga sempre. Ho un grande affetto per lei, grande stima. Non si smette mai di combattere per la verità. Non so se le istituzioni abbiano imparato qualche cosa da tutto quello che sta venendo fuori, sicuramente sono stati fatti parecchi passi avanti, soprattutto dai più giovani”.
Suo padre fu un pioniere nella comprensione della struttura mafiosa e dell’importanza dell’intelligence e del consenso sociale. Cosa resta oggi del “metodo Dalla Chiesa”?

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