Roma, 30 ago. (Adnkronos) – Un aereo sanitario è pronto per riportare in Italia Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba dopo un malore. Ma il trasferimento, al momento, non è possibile: le condizioni dell’ex deputato del Movimento 5 Stelle non sarebbero compatibili con un viaggio così lungo. Spetterà ai medici valutare quando il trasferimento potrà avvenire in sicurezza. Come già spiegato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, l’Italia sta garantendo la massima assistenza. L’ambasciatrice italiana a Cuba, Simona De Martino, si è recata in ospedale per acquisire informazioni sulle condizioni di Di Battista e assicurare il raccordo con le autorità e la struttura sanitaria cubana.
Quello predisposto per Di Battista non è un meccanismo straordinario costruito per questa specifica vicenda, ma una procedura già utilizzata numerose volte per il rientro in Italia di connazionali in condizioni gravi. Cambiano, di volta in volta, il quadro clinico, la distanza e il tipo di velivolo impiegato. Dall’Ebola alla pandemia di Covid, fino ai più recenti voli umanitari intercontinentali, l’Aeronautica Militare ha messo a disposizione velivoli ed equipaggi per missioni che, in alcuni casi, hanno richiesto dispositivi sanitari speciali. La procedura di riferimento è disciplinata da una direttiva della Presidenza del Consiglio del 23 settembre 2011 e prevede un iter articolato, dalla valutazione medica all’autorizzazione del volo. Per i connazionali all’estero, il trasporto umanitario può essere disposto in situazioni di grave pericolo quando il trasferimento sia indispensabile e non sia possibile ricorrere a mezzi ordinari o ad altri sistemi idonei.
La richiesta passa dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana e deve essere corredata dalla documentazione sanitaria sulle condizioni del paziente, dalla valutazione sull’idoneità al volo e dall’individuazione della struttura italiana pronta a prenderlo in carico. Il dossier viene, quindi, sottoposto alla Presidenza del Consiglio, attraverso l’Ufficio dei voli di Stato, di Governo e umanitari. In caso di autorizzazione, l’Aeronautica Militare organizza la missione scegliendo velivolo, equipaggio e dispositivo sanitario in base alle necessità.
La gravità delle condizioni, da sola, non è dunque sufficiente. Uno dei criteri decisivi è l’impossibilità di utilizzare un volo civile o altri mezzi adeguati, insieme alla necessità che il paziente sia effettivamente trasportabile. Nel corso degli anni la macchina dei voli di Stato è stata attivata in diverse circostanze, per emergenze sanitarie individuali, epidemie e situazioni di crisi. I precedenti dimostrano quindi che la disponibilità di un aereo dedicato per un connazionale ricoverato all’estero rientra nelle possibilità operative già sperimentate dallo Stato italiano, quando ne ricorrono i presupposti.
Uno dei precedenti più significativi è quello di Niccolò, il 17enne di Grado rimasto bloccato a Wuhan nel febbraio 2020. Il ragazzo era stato fermato per due volte all’aeroporto cinese a causa della febbre e non aveva potuto imbarcarsi sui voli organizzati per riportare in Italia gli altri connazionali. Per lui fu predisposta una missione dedicata dell’Aeronautica: un Boeing KC-767 partì da Pratica di Mare il 14 febbraio, raggiunse Wuhan e riportò il ragazzo in Italia il giorno successivo. Il velivolo era configurato per il trasporto in biocontenimento. Niccolò fu trasferito allo Spallanzani per gli accertamenti e la quarantena e risultò negativo al coronavirus.


