Turismo: hotel invisibili e viaggi dettati dall’Ai? La startup RankWit svela come salvarsi dagli algoritmi

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Roma, 5 ago. (Adnkronos/Labitalia) – Immaginate di trovarvi su un belvedere sopra Lisbona, ma invece di godervi la luce del tramonto, avete gli occhi incollati allo smartphone per capire se quel locale valesse davvero la salita. Fino a ieri, il turismo digitale era questo: un filtro continuo tra noi e l’esperienza. Oggi, quel filtro si sta frantumando per lasciare spazio a qualcosa di radicalmente nuovo. Non siamo di fronte a una crisi passeggera, ma alla fine di un’era digitale durata vent’anni, che sta trascinando i colossi del web in un terremoto finanziario senza precedenti. A evidenziare il fenomeno è RankWit, startup innovativa e società benefit pioniera nel campo della Geo (Generative Engine Optimization), l’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca di terza generazione.
A fare da detonatore, sostiene, è il cosiddetto ‘caso Tripadvisor’ (rilanciato dall’analisi The Tripadvisor Warning firmata da Melvin Boecher): lo storico portale ha visto precipitare i visitatori mensili da 160 a 120 milioni in due anni, bruciando metà del proprio valore in borsa. Il motivo? L’ascesa inarrestabile delle AI Overviews, le risposte istantanee di Google che catturano l’utente senza mai farlo cliccare sui siti esterni. Una ‘slavina’ simile, avverte RankWit, ha colpito piattaforme come Kayak, confermando che il sistema è al collasso. Non solo. I dati macroeconomici di Phocuswright, riferisce la startup, parlano chiaro: quasi il 40% dei viaggiatori pianifica ormai le vacanze parlando direttamente con gli assistenti virtuali. Di conseguenza, i blog di viaggio perdono fino al 90% delle visite e le agenzie di promozione territoriale subiscono cali verticali fino al 40%.
In questa ‘terra di nessuno’, afferma, i grandi intermediari (le Ota) si sono mossi per primi. I dati della suite Meltwater rivelano che Booking.com ed Expedia controllano già oltre il 54% della visibilità all’interno delle risposte fornite dall’Ai sugli hotel europei. “I grandi intermediari – spiega Davide Filiaggi, co-founder di RankWit – hanno comprato lo spazio sugli scaffali delle intelligenze artificiali. Se chiedi a ChatGpt un hotel boutique a Porto, l’algoritmo attinge direttamente dai loro database. Per le strutture indipendenti il rischio è finire in un affitto perenne della visibilità, pagando commissioni fino al 35% a piattaforme che usano quei soldi per fare pubblicità su Google, oscurando i canali diretti”.

È proprio in questo vuoto che si inserisce RankWit. Fondata da Dario Valastro, Davide Filiaggi e dal Cto Vincenzo Marragony, con Mirko Lalli in qualità di socio, advisor e presidente del Cda, la startup offre una risposta tecnologica che si chiama Geo (Generative Engine Optimization): una strategia pensata per preparare hotel e territori affinché vengano compresi, selezionati e raccomandati in modo nativo da ChatGpt, Perplexity, Gemini o Claude.
Ma come farsi ‘raccomandare’ da ChatGpt? La rivoluzione si regge su tre pilastri. 1. Il contesto batte la keyword: l’Ai non cerca più tag nascosti, ma analizza il significato profondo, mappando i siti per spiegare alla macchina perché una struttura è la risposta esatta al desiderio del viaggiatore. 2. L’infrastruttura tecnica e Google: adeguamento millimetrico dei profili aziendali e dei dati strutturati per soddisfare i requisiti dei motori di nuova generazione. 3. La reputazione diffusa: intercettare i flussi informativi da cui le intelligenze artificiali imparano (da Reddit a YouTube, passando per i social network).
Per muoversi con solidità in un terreno così scivoloso, RankWit ha scelto la via della ricerca scientifica, stringendo accordi con l’Osservatorio Travel Innovation di un ateneo milanese e avviando progetti con le Università di Catania e Bologna per studiare i bias all’interno dei Large Language Models. “L’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole del mercato. Il nostro obiettivo è rimettere i dati in mano ai proprietari, evitando che vengano tagliati fuori. La transizione è in atto: chi non inizia a posizionarsi oggi sui motori di terza generazione, domani sarà semplicemente invisibile”, conclude Dario Valastro.

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