Fin dall’epoca romana, il territorio di Casalbore è gravitato nella sfera d’influenza economica, sociale e culturale di Beneventum. Emblematica di questo legame fu la Via Traiana, la grande arteria d’infrastruttura imperiale che, staccandosi dalla Via Appia a Benevento per condurre fino al porto di Brindisi, attraversava e serviva direttamente l’agro casalborese. Vi è poi un momento, a metà del Quattrocento, in cui la geografia politica della penisola italiana non viene tracciata unicamente dai sovrani, ma è plasmata dal ferro dei mercenari. Un’epoca in cui la stabilità politica del Regno di Napoli e i possessi feudali del Sannio si decidono attraverso le condotte e i patti d’arma firmati dai Capitani di Ventura. Se oggi le colline dell’Irpinia e del Sannio offrono paesaggi di pace e uliveti a perdita d’occhio, seicento anni fa queste terre erano un inferno di polvere, cavalli in armatura e assedi spietati. E al centro di questa tempesta perfetta c’era lui, il gigante di pietra, il Castello di Casalbore.
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