Fastweb+Vodafone: investire nella rete senza bloccare l’innovazione. Il Dna convince, il Cybersecurity Act va riequilibrato

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(Adnkronos) – Le telecomunicazioni sono la spina dorsale della società digitale e la base industriale su cui un Paese costruisce servizi, innovazione e competitività. Per questo il nuovo ciclo europeo deve stimolare gli investimenti senza introdurre obblighi tecnicamente irrealizzabili o sottrarre risorse alla modernizzazione delle reti. È la posizione espressa da Vincenzo Ferraiuolo, Head of Eu Affairs di Fastweb+Vodafone, alla conferenza organizzata da Adnkronos e Open Gate Italia.
Il giudizio sul Dna è nel complesso positivo. Dopo anni di regolazione orizzontale, la Commissione riconosce la necessità di una politica industriale pro-investimenti. Un esempio è la gestione dello spettro: l’armonizzazione europea può spostare l’obiettivo delle aste dalla massimizzazione degli incassi pubblici alla massimizzazione degli impegni di investimento.
In concreto, minori esborsi puramente finanziari possono liberare risorse per completare il 5G standalone e preparare le reti future. Gli Stati manterrebbero la responsabilità sulle procedure di assegnazione, dentro un quadro europeo più coerente con gli obiettivi industriali.
Ferraiuolo ha valutato positivamente anche la conferma della regolazione ex ante e del quadro Smp, che hanno sostenuto la liberalizzazione. Ma ha chiesto aggiustamenti per l’assetto italiano, nel quale la principale rete all’ingrosso è affidata a un operatore wholesale only. Un soggetto di questo tipo ha minori incentivi a discriminare tra clienti, ma, se opera in condizioni monopolistiche in alcune aree, può avere interesse a estrarre rendite. La regolazione deve quindi guardare alla sostanza del potere di mercato.
Il Dna, secondo Fastweb+Vodafone, non affronta abbastanza il tema degli incentivi all’innovazione. L’Open Internet Regulation ha garantito un internet aperto e impedito agli operatori di discriminare tra applicazioni, ma contiene rigidità nate quindici anni fa. Le reti 5G standalone consentono oggi di differenziare la qualità del servizio in base alle esigenze dell’utente senza favorire una specifica piattaforma.
Un cliente può avere bisogno, in un determinato momento, di una connessione più performante per una videoconferenza, un consiglio di amministrazione a distanza o un evento affollato. Offrire diversi livelli di qualità del medesimo accesso, in modo trasparente e senza discriminare tra Teams, Netflix o altre applicazioni, dovrebbe essere possibile. Le norme attuali, ha spiegato Ferraiuolo, lo impediscono ancora.
Un altro elemento positivo del Dna è il riconoscimento della necessità di cooperazione tra operatori di telecomunicazioni e grandi piattaforme. Una quota molto elevata del traffico sulle reti è generata da pochi Ott. Il meccanismo di conciliazione previsto dal testo è un primo passo, ma se resta volontario difficilmente potrà risolvere controversie reali.
Molto più critico il giudizio sul Cybersecurity Act 2. Il regolamento rafforza correttamente il ruolo dell’Enisa e la risposta ai rischi cyber, ma deve evitare sovrapposizioni con autorità nazionali che hanno già sviluppato forti capacità tecniche. L’agenzia europea dovrebbe coordinare, non sostituire.

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