Innovazione, Strozzi (Maeci): “Tech? Italia punti su settori emergenti e di frontiera”

108

Milano, 25 giu.(Adnkronos) – “Trovandoci alla World Tech Conference, direi che l’Italia deve puntare sui settori emergenti e di frontiera. Non possiamo sottrarci alla corsa globale sull’intelligenza artificiale. Stiamo vivendo una fase di progresso tecnologico paragonabile all’avvento dell’elettricità o di internet. L’Italia deve inserirsi nel contesto internazionale dei Paesi che producono intelligenza artificiale. Dobbiamo smettere di essere meri utilizzatori di tecnologie e provare a svilupparle. La buona notizia è che esistono già startup e imprese italiane che producono soluzioni, modelli e algoritmi di Ia”. Sono le parole del consigliere d’ambasciata, capo dell’Ufficio IV per l’Innovazione Tecnologica e le Start-up, ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), Sergio Strozzi, partecipando oggi a Milano alla seconda giornata del Wtc 2026.
Strozzi approfondisce poi la necessità di “implementare misure a sostegno di quella che dobbiamo iniziare a definire ‘industria dell’intelligenza artificiale’, al pari dell’industria delle telecomunicazioni o di altri comparti – sottolinea – Dobbiamo sostenere gli imprenditori che scelgono di non importare semplicemente l’intelligenza artificiale sviluppata all’estero da società terze, ma che decidono di impostare modelli propri. Questo è rilevante non solo per il tema attuale della sovranità tecnologica – osserva – ma soprattutto perché dobbiamo poter contare, in futuro, nei settori che traineranno l’economia globale, tra cui figura necessariamente l’Ia. Più investiamo oggi nelle startup e nelle imprese che producono intelligenza artificiale sul nostro territorio, più saremo rilevanti in futuro”.
“Inoltre – approfondisce – parlando di tecnologie di frontiera, un altro pilastro è rappresentato dalle tecnologie quantistiche (quantum technology), le cui applicazioni sono già visibili nelle comunicazioni, nelle biotecnologie e nella ricerca scientifica. Se sull’intelligenza artificiale registriamo un leggero ritardo rispetto a Paesi più avanzati, sulle tecnologie quantistiche siamo ancora in tempo per posizionarci tra i leader mondiali. Come Ministero – aggiunge – stiamo operando in questa direzione: abbiamo avviato tre tavoli di coordinamento che riuniscono attori istituzionali, privati, agenzie ed enti competenti in tre macro-settori”, sottolinea.

“Il primo è quello delle biotecnologie e delle life sciences, un comparto in cui l’Italia è performante e ha le carte in regola per essere leader globale. Il secondo è la cybersicurezza, data la rilevanza cruciale del tema. Il terzo è l’asse Intelligenza Artificiale e Quantum. L’obiettivo è coordinare e unire i soggetti del frammentato panorama nazionale. Il limite strutturale dell’Italia, rispetto ad altri Paesi, non è la qualità, ma la dispersione: abbiamo molti cluster d’eccellenza e numerosi enti competenti. Riunirli serve a definire strategie univoche per l’internazionalizzazione delle imprese in questi settori”, illustra.
 
Strozzi si sofferma poi su Innovit, una realtà creata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che si occupa di innovazione e di supporto alle aziende che cercano una strada nel campo dell’innovazione e che si sta espandendo in tre hub globali: San Francisco, New York e India. “Attualmente la sede pienamente operativa è quella di San Francisco – afferma Strozzi – e stiamo avviando le procedure per replicare il modello del Centro d’innovazione italiano in Silicon Valley anche negli altri due Paesi e città menzionati. Lavoriamo a questo ampliamento dopo quattro anni di operatività a San Francisco, durante i quali abbiamo riscontrato i primi risultati tangibili – racconta – Dal gennaio 2023 abbiamo accompagnato a San Francisco poco meno di quattrocento tra startup e Pmi innovative per incontri con mentori, investitori ed esperti dei settori verticali della Silicon Valley. Di queste quattrocento imprese, molte hanno aperto filiali commerciali per espandere la commercializzazione di prodotti e soluzioni negli Stati Uniti. Alcune hanno completato raccolte di capitali sia in Italia che in Europa, e in certi casi hanno attratto investitori americani. Questa è un’ottima notizia per tutti: significa che l’Italia, al di là del beneficio per la singola startup, inizia a essere attrattiva per i capitali di rischio e per i venture capital stranieri, un fenomeno che finora non si registrava. Di solito gli investitori della Silicon Valley guardano al Regno Unito o ad altri mercati, ma non erano ancora arrivati in Italia e abbiamo le prime prove di questo interesse”, osserva.

articolo precedenteTecnologia, Lucaselli (FdI): “Italia diventi produttore di economia tecnologica”
prossimo articoloIct, Sielte aderisce a dichiarazione ‘Volta’ per calcolo quantistico e sovrano