Groupama assicurazioni: Osservatorio, per 1 italiano su 2 finanza lingua ignota, quasi 7 su 10 congelano scelte

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Roma, 23 giu. – (Adnkronos) – C’è un muro invisibile che separa gli italiani dai propri risparmi: l’insicurezza. In un contesto di cambiamenti rapidi e mercati volatili, l’Italia si scopre finanziariamente fragile, con oltre la metà degli italiani (51,1%) che ammette di avere una preparazione debole o nulla in materia. Un linguaggio quasi sconosciuto che ha spinto ben 2 connazionali su 3 (65,6%) a rimandare o evitare decisioni su risparmi e investimenti per paura di commettere errori. Eppure, emerge una forte domanda di alfabetizzazione: l’80% della popolazione invoca l’educazione finanziaria come priorità nazionale, da introdurre sui banchi di scuola prima ancora della maggiore età (67,7%). A frenare il passo, però, non sono solo la carenza di conoscenze (29,8%) o la limitata disponibilità economica (40,2%), ma anche il fatto che il rapporto con il denaro continui a restare confinato nella sfera domestica. Oggi la gestione delle risorse economiche è ancora in gran parte un “family business”: il 54% delle persone se ne occupa in autonomia, un ulteriore 39,3% ne discute all’interno del nucleo familiare, e solo il 6,4% si affida a esperti esterni. In questo scenario statico, si registra una scossa sociodemografica: il 51% delle donne sono responsabili dell’economia familiare.
L’Italia procede, dunque, a due velocità: un presente paralizzato dall’incertezza – dove il 45,9% dei cittadini è privo di qualsiasi protezione contro i grandi imprevisti – e un futuro che punta sulla tecnologia. Entro il 2030, la figura del consulente sarà un ibrido: per oltre un terzo degli italiani (34,6%) intelligenza artificiale e sensibilità umana avranno un peso paritario, mentre 1 persona su 2 è già pronta ad affidarsi a piattaforme digitali automatizzate per un’allocazione delle risorse ottimizzata. Un Paese che oggi fatica ancora a proteggere il proprio presente, ma che sembra avere le idee chiare sul futuro che desidera costruire. È questa la fotografia scattata dall’indagine “Soldi, Soldi, Soldi: l’Italia e l’educazione finanziaria che non c’è”, realizzata da Groupama Assicurazioni – prima filiale del Gruppo francese Groupama e tra i più importanti player assicurativi in Italia – in collaborazione con AstraRicerche nell’ambito dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030” . Nato per analizzare i trend destinati a trasformare abitudini e stili di vita degli italiani entro il 2030, l’Osservatorio dedica la sua sesta edizione al tema dell’educazione finanziaria, indagandone lo stato dell’arte attraverso percezioni, comportamenti e fragilità diffuse nel Paese.
“L’indagine di quest’anno rivela un’Italia caratterizzata da un profondo paradosso: se da un lato gli italiani si confermano un popolo di risparmiatori, dall’altro la paura di sbagliare continua a frenare la capacità di trasformare il risparmio in scelte consapevoli di protezione, pianificazione e investimento. Proprio l’incertezza e la scarsa conoscenza sembrano ostacolare gli italiani nelle scelte di investimento e tutela rispetto ai grandi imprevisti della vita. In questo quadro, – commenta Pierre Cordier, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Groupama Assicurazioni – il dato forse più significativo che emerge dall’Osservatorio è la crescente consapevolezza del valore dell’educazione finanziaria, riconosciuta come leva di autonomia, responsabilità e inclusione. Una sfida che richiede un impegno comune: scuola, istituzioni, aziende e intermediari assicurativi sono chiamati a fare sistema per rafforzare il livello di alfabetizzazione finanziaria del Paese e accompagnare le persone verso scelte più informate, solide e sostenibili nel tempo”.

Aminata Gabriella Fall, divulgatrice ed educatrice finanziaria. dichiara che “la ricerca mostra come il rapporto degli italiani con il denaro sia ancora fortemente influenzato da fattori culturali, emotivi e sociali. Gli italiani sono un popolo di risparmiatori, ma la mentalità alla base del risparmio resta spesso ‘difensiva’. Il paradosso è evidente: 1 persona su 3 riconosce che il parere di un esperto è fondamentale, eppure quasi il 90% ha rimandato almeno una decisione finanziaria importante per paura di sbagliare. In questo percorso, la componente umana resta decisiva: molte persone cercano ancora consiglio da parenti e amici, mentre i professionisti non vengono utilizzati pienamente come supporto alla pianificazione. Proprio per questo, anche davanti al grande potenziale dell’intelligenza artificiale, la consulenza mirata delle persone diventa ancora più importante: la tecnologia può aiutare ad analizzare e semplificare, ma la fiducia, l’ascolto e la capacità di leggere i bisogni reali restano elementi profondamente umani”.
Non è solo una questione di conti correnti, ma anche di ‘alfabetizzazione emotiva’. La VI edizione dell’Osservatorio rivela un dato significativo: le barriere all’investimento sono soprattutto di natura psicologica. Se la mancanza oggettiva di risorse frena il 40,2% dei risparmiatori, è il ‘muro della sfiducia’ (alimentato dal timore dell’instabilità dei mercati e degli imprevisti personali) a bloccare ben il 56% del campione. Un’ansia da prestazione finanziaria che spinge la maggior parte degli italiani a rimandare decisioni strategiche, con un preoccupante 19,4% che lo fa sistematicamente. Ma dove si parla di finanza? Il luogo d’elezione per discuterne è a casa (54,5%) e con amici e colleghi (28,3%). Il professionista entra in gioco solo nel 39,1% dei casi, mentre il ruolo di insegnanti ed educatori è marginale (4,8%). Un dato, quest’ultimo, in contrasto con le aspettative del Paese: gli italiani individuano infatti proprio nella scuola il primo presidio per colmare il gap (32,4%), seguita dallo Stato (30,8%) e dalle istituzioni finanziarie (26,8%). Sullo sfondo, emerge una correlazione tra competenze e propensione all’investimento. Chi è più alfabetizzato investe e si protegge; gli altri restano ai margini, più sfiduciati ed esposti ai rischi.
Per orientarsi nel panorama finanziario, gli italiani si affidano a una “dieta” evoluta in cui convivono tradizione e innovazione. A vincere è l’integrazione: i media tradizionali (stampa e online) restano un punto di riferimento per il 44,4% del campione, seguiti dai motori di ricerca e dall’AI (42,4%) e da corsi di formazione ed esperti (40,8%). È un ecosistema in cui ogni generazione adotta il proprio linguaggio: se per i 40-65enni il professionista è la guida principale, i giovani (18-39enni) guidano la rivoluzione digitale, con AI e motori di ricerca nuovi alleati per la pianificazione. Entrando nel dettaglio, emerge un dato di rilievo: il consulente professionale (bancario, assicurativo o finanziario) si conferma la fonte più autorevole con il 34,7% delle preferenze. Accanto alla solidità del rapporto umano, cresce l’entusiasmo per le nuove frontiere: i motori di ricerca (32,8%) e chatbots e tool di AI (15,4%) stanno diventando sempre più presenti nelle abitudini informative quotidiane. Tuttavia, quando l’informazione deve trasformarsi in decisione, la fiducia converge sulla figura dell’esperto (68,6%), segno che la tecnologia è percepita come un supporto utile, ma che la consulenza umana resta il riferimento principale.

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