Milano, 19 giu. (Adnkronos) – L’Italia è leader in Europa nel riciclo degli imballaggi, ma per un marcato salto in avanti serve una nuova cultura della sostenibilità.
Ne è convinta Simona Fontana, direttrice generale Conai, consorzio industriale che ha deciso di investire sul giornalismo ambientale giovane grazie al premio Fenice Conai, giunto alla quinta edizione. In bilico tra greenwashing e racconti catastrofisti, la rotta per i prossimi cinque anni è chiara: attenzione al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, ma la partita dell’economia circolare passa dalla consapevolezza dei cittadini.
Conai è spesso associato al riciclo degli imballaggi, ma oggi parliamo anche di informazione e cultura ambientale. Perché un consorzio degli imballaggi entra nel mondo del giornalismo? Che legame c’è tra economia circolare e qualità dell’informazione?
Abbiamo scelto cinque anni fa di promuovere Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane, perché siamo convinti che oggi l’Italia, che è leader in Europa per il riciclo dei materiali di cui sono fatti i nostri imballaggi, abbia sempre più bisogno di promuovere la cultura dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale. Questo perché a volte i temi ambientali vengono leggermente banalizzati. Abbiamo bisogno di un’informazione su questi temi che sia curata con la professionalità che i giornalisti sono soliti avere nella loro attività, e che sia in grado di arrivare al grande pubblico, per coinvolgerlo ancora di più nel fare un passo avanti che migliori ulteriormente i già positivi risultati che il nostro sistema sta garantendo. L’economia circolare non è solo riciclo, è anche il riuso degli oggetti, la loro riparabilità, è fare bene la raccolta differenziata, e quindi il poter garantire una seconda vita ai materiali di cui sono fatti gli imballaggi e non solo. Per fare questo abbiamo bisogno di invogliare ancora di più i cittadini e far comprendere loro l’importanza di questi piccoli gesti, garantendo proprio quello che è il principio dell’economia circolare:la chiusura dei cicli dei materiali di cui sono fatti gli oggetti che ci circondano.
Quinta edizione per il Premio. In questi anni avete notato un’evoluzione delle tematiche trattate? Quali sono?
In questi cinque anni la Fenice ha seguito la progressione dell’economia circolare. Soprattutto all’inizio, l’attenzione dei primi servizi premiati era rivolta verso la possibilità di attivare nuovi servizi e nuovi canali di raccolta per i beni usati. Negli anni i partecipanti si sono espansi trattando anche della sostenibilità a 360 gradi. Nei servizi spesso si parla di come l’economia circolare vada di pari passo con la sostenibilità sociale: gli attori protagonisti delle attività sono cooperative sociali che aiutano alcune realtà di soggetti con difficoltà, e diventa un grande e potente messaggio di economia circolare. Molto spesso, quando noi parliamo di riciclo e recupero dei materiali, parliamo di concetti che vanno dalla tutela dell’ambiente, alla politica industriale del paese, fino alla possibilità di creare indotto sociale. I temi sono sempre più complessi di quello che si può e si vuole far emergere dal racconto e bisogna abituare il cittadino a rendersene conto. Diventa importante riuscire a trovare linguaggi e strumenti che riescano ad arrivare alle nuove generazioni, a parlare ai cittadini di oggi, che lo saranno anche per il domani e per il futuro. Come Conai abbiamo potuto misurare l’impatto che è stato possibile ottenere dal riciclo dei materiali di imballaggio in un solo anno: 10 milioni di tonnellate riciclate in un anno che hanno creato un indotto economico di 3,8 miliardi di euro. L’economia circolare è un anello portante del tessuto manifatturiero del Made in Italy, e garantisce lavoro e competenze green del futuro.
Negli ultimi anni sono esplosi diversi altri metodi per fare informazione, anche molto più social. Il tipo di giornalismo che viene promosso dal Premio, pensi che possa guadagnare dall’utilizzo di questi strumenti?

