Roma, 11 giu. (Adnkronos) – Pieno sostegno e solidarietà all’Ucraina e pressione sulla Russia: “La nostra linea non cambia”, ha assicurato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio europeo. “A oltre quattro anni dall’avvio dell’aggressione russa contro Kiev, quell’aggressione, a dispetto dei continui proclami, non si è mai trasformata in una vittoria. E questo è stato possibile grazie all’eroica resistenza del popolo ucraino, al sostegno che la nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa”, ha sottolineato
“Dopo il fallimento dell’offensiva invernale, anche l’annunciata offensiva primaverile ed estiva – ha aggiunto – non ha portato successi. Alla Russia il fronte è praticamente fermo e dall’1 gennaio 2026 a oggi Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo. Deriva anche da qui la , così come gli ultimatum rivolti a Kiev e le ripetute violazioni dello spazio aereo dell’Unione europea e della Nato, che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania. Comportamenti. Inaccettabili che l’Italia ha condannato e condanna con fermezza” ().
“La nostra solidarietà all’Ucraina resta piena, convinta, concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, i progetti per la ricostruzione. La nostra linea non cambia. Sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l’unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee perché fino a quando la Russia rifiuterà il cessate il fuoco e l’avvio di trattative reali sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica”, ha sottolineato Meloni.
“Tuttavia – ha detto ancora la presidente del Consiglio – la fermezza da sola non basta più se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo. Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace lavorando insieme ai nostri alleati a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina, a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo, obiettivo per il quale è chiaramente indispensabile preservare l’unità euro atlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti. Sfida non sempre facile ma necessaria, solo che coordinamento non significa delega. In qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare. Intendo che la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione”.
“Continuo a porre il tema della necessità che l’Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi. L’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo. Ma per farlo, una volta stabilito in maniera univoca quale sia, dal nostro punto di vista, l’obiettivo finale del negoziato, occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale, perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè, il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che allo stato nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”.
“Per questo motivo – ha concluso Meloni – sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa. Ed è in questa direzione che continuo a lavorare. Detto questo, guardiamo al futuro europeo dell’Ucraina come a un elemento importante della sicurezza della stabilità continentale. L’Ucraina ha compiuto progressi significativi, dovrà continuare nel percorso di riforme, in particolare nel rafforzamento dello Stato di diritto, nella lotta alla corruzione, e l’Italia continuerà ad accompagnare questo cammino. Ma il percorso di adesione dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati, inclusi la Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali”.
“Voglio ribadire che consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di alterare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso lo Stretto, perché la libertà di navigazione è un bene comune mondiale e non può essere piegato a logiche di ricatto e perchè consentire che qualcuno selezioni chi può e chi non può passare da uno snodo marittimo fondamentale significherebbe aprire il varco a un mondo nel quale le grandi rotte marittime diventano tutte strumenti di pressione politica, dico eccezionale militare. Quanto accade a Hormuz, dunque, non riguarda soltanto Hormuz. Per questo è necessaria una risposta ferma, coordinata, responsabile della comunità internazionale nel suo insieme. Ed è la ragione per cui in questi mesi abbiamo lavorato in stretto coordinamento con i nostri principali partner europei e atlantici per valutare le opzioni necessarie a garantire la sicurezza della navigazione e la tutela delle rotte commerciali nell’area di Hormuz, ha continuato la premier.
“Sono lontani i tempi in cui l’Italia per avere maggiore flessibilità di bilancio doveva dirsi favorevole a ricevere più immigrati illegali… . Quelli erano altri tempi. Oggi c’è un governo che riesce a ottenere maggiore flessibilità mentre riesce ad ottenere una riduzione dell’80% degli immigrati illegali che sbarcano sulle coste italiane”. Lo ha sottolineati la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Aula alla Camera, nelle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue. Le parole della premier sono state salutate da vari esponenti di Fdi che si sono alzati in piedi per applaudire il passaggio del discorso.




