Roma, 10 giu. (Adnkronos) – La finta riunione per svelargli la squadra scelta per la missione Artemis III della Nasa, la volontà di non mettere mai limite ai propri sogni (anche quando parliamo di sbarco sulla Luna) e l’importanza del riavvicinamento tra agenzie spaziali di Europa e Usa: in questa intervista all’Adnkronos Luca Parmitano racconta sensazioni ed emozioni dopo l’annuncio della sua partecipazione insieme a tre astronauti statunitensi alla missione della Nasa.
Luca, hai raccontato che quando ti è stato detto per la prima volta che eri stato scelto per la missione Artemis III eri incredulo, ma quando hai avuto conferma della scelta della Nasa? Quanto tempo hai avuto per elaborare tutto?
“La conferma mi è arrivata poco più di una settimana fa perché sono stato chiamato nell’ufficio del mio capo con il pretesto di una riunione, che avevo in agenda con un titolo ‘falso’. . Ci ha osservati e ha detto: ‘Guardatevi intorno, questo è l’equipaggio di Artemis III’. È stato un momento veramente bello per incontrare il mio equipaggio, tutte persone che ovviamente conosco, con le quali ho collaborato in un modo o nell’altro”.
Hai detto che la tua famiglia è il tuo ‘carburante’ durante la presentazione dell’equipaggio. Come hanno preso la notizia della missione?
“Sono contentissimi, sono orgogliosi. Erano lì in sala ed è per questo che ho pensato che il mio ringraziamento più grande andasse a loro”.
In Italia tutti stanno esultando, che sostegno c’è stato da parte del governo italiano?
“Considerando che all’inizio non era dato per scontato che un astronauta italiano partecipasse a una missione Artemis per primo, direi che le dichiarazioni di poche settimane fa del governo e dell’Asi sul fatto che l’Italia voglia essere al centro dell’esplorazione con la costruzione dei moduli di superficie rappresentano un segnale estremamente positivo della volontà di esserci, della volontà di essere, insieme all’Agenzia spaziale europea, un partner sul quale si possa contare con i suoi mezzi, con le sue università, con le sue industrie e con i suoi astronauti”.
Il dg dell’Esa Josef Aschbacher ci ha detto che questo era il sogno della tua vita, anche se tu in realtà ne hai realizzati molti. Stavolta cosa c’è di diverso?



