Roma, 12 mag. (Adnkronos Salute) – Quella di oggi “è una giornata che segna un passaggio storico per la professione infermieristica italiana. Festeggiamo cento anni di sapere infermieristico: un secolo di studio, dedizione, assistenza, crescita civile e professionale. Quest’anno, le celebrazioni italiane della Giornata internazionale dell’Infermiere coincidono con una riforma accademica di portata epocale per i nostri 462mila infermieri e infermieri pediatrici, sancita dai recenti decreti che non sono semplici passaggi burocratici, ma il sigillo su un’identità professionale ormai matura, autonoma e scientificamente solida”. Così Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale ordini professioni infermiersitiche (Fnopi) nel suo intervento per le celebrazioni della Giornata internazionale dell’infermiere all’Auditorium Antonianum di Roma dal titolo “Un secolo di sapere infermieristico – Nati per prendersi cura, formati per eccellere”.
“Con l’istituzione delle nuove lauree specialistiche in Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità, Cure neonatali e pediatriche, e Cure intensive e nell’Emergenza – sottolinea Mangiacavalli – rispondiamo finalmente con competenza avanzata alle sfide di un sistema salute che cambia. Questo risultato straordinario è simbolicamente rappresentato dal numero 100 che domina la veste grafica di questa giornata. Un numero che è simbolo del tempo trascorso, della profondità delle radici su cui fondiamo il nostro agire. Un numero che, non a caso, accoglie al suo interno il volto di Florence Nightingale, nata proprio il 12 maggio, in Italia, nel 1820. Una figura che appartiene alla storia, ma continua a parlare al presente. Come lei, prima infermiera dell’era moderna, quotidianamente garantiamo assistenza, intesa come ‘care’. Verbo che le era particolarmente caro nella sua accezione di prendersi cura: un’azione che è un modo di stare al mondo”.
Per comprendere “la portata del traguardo che stiamo celebrando, dobbiamo infatti guardare a quel cammino iniziato poco più di 100 anni fa, con il regio decreto del 15 agosto 1925, quando nacquero le prime Scuole convitto professionali, gettando i semi di quella che sarebbe diventata la nostra disciplina – ricorda la presidente di Fnopi -. Nel 1929, con l’istituzione dei percorsi per le funzioni direttive, nasceva la figura della caposala. Abbiamo quindi attraversato anni difficili in cui le libertà associative furono soffocate e gli ordini professionali sciolti, in un contesto molto provante, specialmente per le donne che rappresentavano e rappresentano ancora l’anima di questa professione. È stata la nascita della Repubblica a rianimare quel desiderio di confronto e crescita”.
“Dalle scuole convitto per le vigilatrici d’infanzia fino alla creazione delle scuole universitarie per dirigenti nel 1965, ogni tappa è stata una conquista. Eppure – rimarca Mangiacavalli – la vera rivoluzione culturale è avvenuta quando l’infermieristica italiana ha varcato ufficialmente la soglia delle Università, nell’anno accademico 1992/93. In quel momento abbiamo cambiato paradigma. Non più professione ausiliaria, ma disciplina accademica con un oggetto di studio esclusivo e una dignità scientifica riconosciuta”.
I bisogni di salute di oggi – secondo Mangiacavalli – “non sono più quelli di ieri e, di conseguenza, anche le risposte devono evolvere. Un sistema sanitario chiamato a confrontarsi con una complessità crescente non può limitarsi a replicare modelli superati, ma deve riorganizzarsi, valorizzando la presenza professionale infermieristica. La pandemia ha evidenziato la necessità di rafforzare i modelli territoriali e la prossimità, senza sminuire l’ospedale, investendo in formazione, carriera e riconoscimento economico adeguato. Una comunicazione sanitaria efficace è inoltre strumento essenziale per orientare i cittadini e contrastare la violenza verso gli operatori”.

