Moige: “Associazioni genitori europee pronte a valutare class action inibitoria contro algoritmi predatori”

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Parigi, 27 apr. (Adnkronos) – L’Assemblea Generale dell’Epa (European Parents’ Association), riunita a Parigi in questi giorni, ha approfondito il tema della tutela digitale dei minori europei sotto diversi aspetti, anche attraverso la partecipazione a diversi progetti finanziati dalla Ue. Inoltre hanno condiviso le ragioni dell’azione legale inibitoria di classe contro le piattaforme Meta (Facebook e Instagram) e TikTok e valuteranno l’opportunità di seguirne l’esempio nei rispettivi ordinamenti nazionali, seguendo il modello pioneristico sviluppato in Italia dal Moige (Movimento Italiano Genitori) con il supporto dello Studio Legale Ambrosio & Commodo di Torino. L’esperienza italiana, prima class action inibitoria europea contro i social in materia di tutela dei minori, attualmente pendente davanti al Tribunale delle Imprese di Milano con prima udienza fissata al 14 maggio prossimo, è stata presentata come un modello replicabile e adattabile ai diversi contesti giuridici nazionali, nella consapevolezza che la battaglia contro gli algoritmi che creano dipendenza nei minori non ha più confini nazionali. Il filo conduttore che unisce le 30 associazioni di Epa è la denuncia, documentata da solide evidenze scientifiche, di pratiche illecite e lesive poste in essere dalle piattaforme social ai danni di bambini e adolescenti europei: la manipolazione algoritmica, lo scroll infinito, la profilazione comportamentale e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per massimizzare la permanenza in piattaforma costituiscono forme di tecnologia persuasiva, la cosiddetta captologia, che agiscono sul sistema dopaminergico del cervello in sviluppo, generando dipendenza e danni permanenti.
”La scienza è inequivocabile – sottolinea il Moige – la corteccia prefrontale raggiunge la piena maturazione intorno ai 25 anni, rendendo i minori biologicamente più vulnerabili alla manipolazione computazionale. Lo conferma, tra gli altri, uno studio pubblicato su Jama Pediatrics nel giugno 2025 (Maza et al.), mentre la Commissione Europea, nel suo studio Benessere e salute mentale a scuola (maggio 2024), documenta il peggioramento della salute mentale degli studenti europei direttamente correlato all’uso inadeguato dei social”.

Le azioni inibitorie che hanno spinto il Moige ad agire concretamente e che altre associazioni Epa hanno condiviso trovano solide basi nel diritto europeo: il Digital Services Act (Dsa), il Digital Markets Act (Dma) e il Regolamento sull’Intelligenza Artificiale (AI Act) riconoscono esplicitamente l’esistenza dell’Ia manipolativa e ne vietano le applicazioni più lesive. ”Eppure – denunciano le associazioni riunite a Parigi – nessuno di questi strumenti ha finora prodotto misure concrete ed efficaci a protezione dei minori. E’ a questa inerzia regolatoria che la class action intende rispondere, avvalendosi degli strumenti di tutela collettiva introdotti da ciascun ordinamento nel recepimento della Direttiva europea sulle azioni rappresentative”.
Un’azione fondata su tre pilastri fondamentali: il rispetto dell’obbligo di verifica dell’età, l’eliminazione dei meccanismi di dipendenza algoritmica, e il dovere di informazione trasparente sui rischi per la salute dei minori. Lo studio è disponibile a supportare le associazioni europee partner nella strutturazione delle rispettive azioni, nel rispetto di ogni legislazione nazionale. ”Siamo lieti della straordinaria accoglienza che le associazioni europee hanno riservato alla nostra iniziativa giudiziaria – ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del Moige – Mettiamo a disposizione di tutti i partner Epa la nostra esperienza e competenza”. ”La protezione dei minori non è perseguita adeguatamente dalle piattaforme: i nostri figli vengono danneggiati da algoritmi progettati per creare disagio e dipendenza, in spregio alle leggi vigenti – ha aggiunto Stefano Crico, presidente europeo di Epa (European Parents’ Association) – Come Epa, sosteniamo con convinzione questa alleanza e incoraggiamo ogni associazione membro ad agire nei propri Paesi. È tempo che l’Europa parli con una voce sola a difesa dei propri bambini”.

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