Elezioni in Ungheria, chi è Magyar: l’ex insider ha battuto Orban

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Budapest, 10 apr. (Adnkronos) – Vent’anni fa un giovane avvocato aderì alla protesta anti-corruzione guidata dall’allora leader dell’opposizione, Viktor Orban, creando un gruppo di assistenza legale chiamato “non abbiate paura”. Ed ora Peter Magyar, da ex insider, vince le elezioni in Ungheria e pone fine all’era del premier uscente. Le proiezioni assegnano a Tisza, partito del leader dell’opposizione, 138 seggi in Parlamento, cinque in più dei 133 necessari per la maggioranza dei due terzi. Il partito Fidesz di Orban si ferma a 54, su un totale di 199.

“E’ una grande storia, il principe giovane, Davide contro Golia, ognuno si può identificare con lui”, dice al Financial Times del 45enne leader di Tisza, Balint Ruff, stratega e direttore di uno show politico in Ungheria. In realtà, Magyar è un Davide particolare, cresciuto in una famiglia dell’establishment intellettuale cristiano democratico post comunista, dove sin da piccolo sentiva di discussioni di politica a cena, tra il padre avvocato e la madre alto funzionario della Corte Suprema, il nonno, Pal Eross, commentatore politico e tra i parenti Ferenc Madl, che è stato presidente tra il 2000 e il 2005.
Entrato nella Fidesz di Orban nel 2003, Magyar ha sposato nel 2006 la collega di partito Judit Varga e poi si sono trasferiti per diversi anni a Bruxelles, lui con un incarico diplomatico e lei come assistente di un europarlamentare. La coppia, che intanto aveva avuto tre figli, torna in Ungheria nel 2018, e l’anno seguente Varga viene nominata ministro della Giustizia. Secondo Miklos Sukosd, politologo dell’università di Copenhagen intervistato da Politico, l’ascesa politica della moglie è fonte di frustrazione per Magyar a cui sarebbero negati incarichi importanti proprio perché “troppo ambizioso e indipendente”.

L’ascesa di Varga conosce però una brusca battura d’arresto: durante la campagna elettorale per le Europee del 2024 viene investita dallo scandalo, che travolge anche l’allora presidente Katalin Novak, per la grazia concessa, quando era ministro della Giustizia, ad un ex funzionario coinvolto in una vicenda di pedofilia. Novak è costretta a dimettersi e Varga a rinunciare alla candidatura, e Magyar, che intanto aveva divorziato dalla moglie, coglie l’occasione di cavalcare il movimento di protesta provocato dallo scandalo: lascia Fidesz e accusa Orban di “nascondersi dietro le gonne delle donne”, offrendo Novak e la sua ex moglie come capri espiatori di un sistema più ampio di corruzione e declino morale.
“Per molto tempo ho creduto nell’ideale di un’Ungheria patriottica e sovrana, ma negli ultimi anni ho realizzato che non è altro che un prodotto politico, la perpetuazione del potere e l’accumulo di un enorme ricchezza”, scrisse nel febbraio 2024, lanciando la sfida da ex insider al granitico potere di Orban. Dopo una manifestazione a marzo con 50mila persone, Magyar inizia a costruire un team di imprenditori e figure pubbliche per un movimento anti-corruzione. E non esita a pubblicare una registrazione audio in cui l’ex moglie parla di un tentativo di insabbiamento di accuse di corruzione di alcuni alti funzionari vicini ad Orban, in particolare il suo capo di gabinetto, Antal Rogan.

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