C’è un sottile filo di speranza che oggi attraversa le strade di Paupisi, piccolo borgo sannita. Un filo che prova a ricucire uno strappo profondo, nato in una notte di inaudita violenza. Dopo sei lunghi mesi di calvario, Antonia, 17 anni, è tornata a casa. Il suo rientro non è solo una notizia di cronaca, ma il simbolo di una vittoria della vita sulla morte, un miracolo clinico e umano che arriva dopo la tragedia familiare più buia della storia recente del territorio. «Le condizioni generali della paziente sono buone, con il miglioramento della deambulazione», così l’utimo bollettino della Neuromed, clinica molisana dove è stata ricoverata Antonia. Antonia sta bene, cammina, seppure con fatica e riesce a farsi capire. Il dramma si consumò, come tragicamente noto, all’alba del 29 Settembre 2025. In un’abitazione che doveva essere un rifugio, la furia di Salvatore Ocone, 58 anni, ex carabiniere e imprenditore agricolo, si è abbattuta sulla sua stessa famiglia con una modalità che gli inquirenti hanno definito “primitiva” ed efferata. L’uomo ha colpito a morte la moglie, la 49enne Elisabetta (Elisa) Polcino, mentre la donna presumibilmente ancora dormiva. Subito dopo, la violenza si è riversata sui due figli minori: Cosimo, di soli 15 anni, rimasto ucciso, e Antonia, colpita con la stessa ferocia.
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