Quando i Casalesi nel 2001 gli chiedono il pizzo, Domenico Noviello è un imprenditore in ascesa e padre di quattro figli. Originario di San Cipriano d’Aversa, amante della vita, mai domito, «aveva viaggiato tanto, anche all’estero, prima di stabilizzarsi a Castel Volturno e aprire una scuola guida», ha raccontato sua figlia Mimma. È lei a ripercorrere la storia di suo padre di fronte agli studenti della scuola media di Dugenta presenti venerdì al Museo della Legalità Falcone-Borsellino. È la storia di un No, quella di Domenico Noviello, conosciuto dagli amici come Mimmo. Un No al pizzo, alla Camorra, alla paura, un No alla mentalità del “Ma chi me lo fa fare”. Un No che, il 16 maggio del 2008, gli è costato la vita.
Insieme alla figlia, all’incontro sulla legalità promosso dal Cesvolab presieduto da Raffaele Amore e dall’amministrazione comunale guidata da Clemente Di Cerbo, sono intervenuti il procuratore Alessandro Milita che seguì le indagini sul caso Noviello, e Paolo Miggiano, autore del libro “L’altro Casalese”, scritto proprio per volontà di Mimma, qualche anno fa, affinché tutti potessero sapere quanto è costato a suo padre pronunciare quel No.

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