Roma, 24 feb. (Adnkronos) – “Il presidente del Senato parla di ‘falli di reazione’, ma il clima intorno al referendum non nasce da una reazione: nasce da una precisa scelta politica. Da mesi esponenti dell’Esecutivo, dalla presidente del Consiglio ai vicepremier, trasformano singoli atti giudiziari in casi politici. È accaduto a Rogoredo, il giorno dell’uccisione del pusher, quando una decisione dovuta dell’autorità giudiziaria è stata immediatamente piegata allo scontro pubblico, prima ancora che fossero chiariti i fatti. È accaduto in numerose vicende su misure cautelari, indagini preliminari, sentenze civili e amministrative, persino su provvedimenti della magistratura contabile, che nulla hanno a che vedere con la separazione delle carriere e che sono stati invece utilizzati per alimentare sempre una narrazione contro ogni magistratura”. Lo afferma il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia.
“Quando ogni decisione giudiziaria diventa materia di polemica quotidiana, è inevitabile -aggiunge- che il clima si deteriori. A questo si aggiunge una riforma costituzionale imposta al Parlamento con la consegna alla maggioranza di non modificare una virgola e con il precedente gravissimo dell’Aula senza mandato al relatore, fatto mai avvenuto nella storia repubblicana. Ridurre il referendum a uno slogan tecnico significa eludere il punto: qui si discute dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Se si vuole davvero abbassare la tensione, il primo passo è smettere di usare la magistratura come terreno di scontro permanente e restituire centralità al confronto istituzionale nel merito. Il secondo passo è evitare dai vertici delle istituzioni di fare propaganda per il Sì”.
