Milano, 13 feb. (Adnkronos) – E’ fissato per il prossimo 8 aprile, davanti ai giudici della Cassazione, l’ultimo atto del processo che vede imputato Alessandro Impagnatiello accusato dell’omicidio della compagna Giulia Tramontano, uccisa quando era incinta di sette mesi del loro figlio Thiago. Lo scorso giugno i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano hanno confermato la sentenza di ergastolo (delitto aggravato dalla crudeltà e dal rapporto di convivenza), ma hanno escluso l’aggravante della premeditazione. Esclusione che in Cassazione tornerà al centro delle argomentazioni di accusa e difesa.
La ventinovenne fu colpita con 37 coltellate la sera del 27 maggio 2023 mentre si trovava nel loro appartamento a Senago, alle porte di Milano, dopo aveva scoperto la relazione parallela di Impagnatiello con un’altra donna. Le indagini mostrarono che il barman aveva già somministrato alla compagna del veleno per topi non allo scopo di ucciderla – diranno i giudici nelle motivazioni – ma per “provocarle un aborto”. Per i giudici d’Appello è impossibile “retrodatare” il proposito di ucciderla, da qui l’esclusione della premeditazione. “Che Alessandro Impagnatiello abbia accarezzato l’idea di sbarazzarsi della compagna, allorquando fu informato della gravidanza di lei è ipotesi congetturale, che non ha alcun sostegno indiziario, e non lo ha perché, molto semplicemente, non è rispondente al vero storico”.
Per la Corte, l’imputato “non si è limitato a uccidere attraverso il metodo che riteneva più immediato ed efficace”, ma “ha voluto dare sfogo ad altro: c’era una furia rabbiosa da scaricare; c’era una ‘punizione’ da infliggere e una frustrazione da canalizzare in energia violenta e omicida”. Inoltre, durante il processo “l’imputato ha mostrato scarsa resipiscenza per il fatto commesso, tentando in modo grossolano e contraddittorio di attenuare la propria responsabilità”. Lo scorso luglio gli stessi giudici d’Appello di Milano hanno negato la richiesta di giustizia riparativa chiesta dalla difesa dell’imputato detenuto nel carcere di Pavia.
