Costa, (Icciuk) ”Quest’anno grandi opportunità per le pmi italiane nel mercato inglese”

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Milano, 3 feb. (Adnkronos) – Nel 2025, le esportazioni italiane verso la Gran Bretagna hanno sfiorato i 21,5 miliardi di euro da gennaio a novembre, con un +1% sul 2024 e +3% sul 2023. A trainarle il manifatturiero seguito dall’agrifood, mentre arranca l’automotive arrancano. Roberto Costa, presidente dell’Italian Chamber of Commerce and Industry for the United Kingdom, delinea la situazione che si prospetta per il 2026. “Vedo grandi opportunità per quest’anno e rimango positivo” ha detto intervistato dall’Adnkronos, invitando le aziende “a misurarsi con il pragmatismo inglese per crescere”.
Che 2025 è stato per gli scambi commerciali tra Gran Bretagna e Italia? 
La bilancia delle esportazioni italiane verso la Gran Bretagna nel periodo da gennaio a novembre 2025 è stato di 21 miliardi e 400 milioni, un incremento dell’1% rispetto all’anno precedente e del 3% rispetto al 2023. Siamo noni per esportazioni e dodicesimi per interscambio. Il settore più in salute è il manifatturiero, l’agrifood ha subito una leggera contrazione, prevalentemente per i problemi avuti nell’hospitality dopo la Brexit, oltre alla chiusura di tantissimi locali e ristoranti che hanno portato a un fatturato minore. L’automotive è in empasse. Poi abbiamo moda e arredo dove siamo sempre un’eccellenza.
Il modo di fare impresa inglese è differente da quello italiano?
La grande differenza è il pragmatismo. L’imprenditore inglese è più pragmatico di quello italiano. L’imprenditore nostrano ha nel dna la passione e si fa prendere più emotivamente di quello inglese. Non discuto se sia meglio l’uno o l’altro: noi italiani abbiamo dimostrato di essere nel mondo grandissimi imprenditori e di essere riusciti a fare la storia, facendoci poi seguire da tutti. Questa è la differenza maggiore.

Quali sono le barriere principali che le imprese italiane incontrano oggi per fare affari in Gran Bretagna?
A livello di esportazione e impresa la Brexit ha spaventato più di quanto in realtà è accaduto. Non ci sono particolari blocchi in vigore, se non una burocrazia più pesante rispetto a prima. Il problema, a oggi, è nelle città: per le imprese è quasi impossibile trasferire personale dall’Italia alla Gran Bretagna. Per i lavoratori c’è un ristretto numero di possibilità di ricevere un visto, mentre prima della Brexit c’era un mercato assolutamente libero.

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