(Adnkronos) – Chi ha voluto all’interno della Basilica romana di San Lorenzo in Lucina l’affresco dell’angelo con il volto fortemente somigliante, secondo molti osservatori, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni? E perché? Osservando la Cappella che lo ospita si può risalire a una serie di elementi che messi insieme potrebbero aiutare a risolvere il rebus o, comunque, a raccontare una storia con un fine: sollecitare il rientro della salma dell’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia, al Pantheon, prima delle tradizionali commemorazioni per l’anniversario della sua morte (18 marzo 1983). Non solo. A questo potrebbe essere legata anche la risoluzione della disputa che riguarda il tesoro della Corona d’Italia. Una serie di tracce, nella Basilica, aprono diversi interrogativi. A partire dal primo: siamo di fronte a una pista da seguire o solo a una serie di casualità?
Andiamo con ordine. Partiamo dall’individuazione dei finanziatori del primo restauro del 2003. Sono dichiarati già all’ingresso nella Cappella: “Daniela d’Amelio Memmo et Antonio d’Amelio restituerunt A.D. MMIII”, si legge nella lastra di marmo affissa sulla parete all’ingresso a destra. Tradotto: “Daniela d’Amelio Memmo e Antonio d’Amelio restituirono nel 2003”. Il cognome d’Amelio riappare una seconda volta su una lapide, collocata all’interno della Cappella, più precisamente guardando l’altare in basso sulla parete sinistra: “Carlo d’Amelio, Collare della Ss Annunziata”.
La Cappella è stata quindi restaurata per volontà di Daniela Memmo, presidente della Fondazione Memmo insieme alla sorella Patrizia, e del marito Antonio d’Amelio, figlio di Carlo d’Amelio, esimio giurista napoletano (assistette anche Guglielmo Marconi) seppellito nella Basilica, Gentiluomo e Cameriere Segreto di cappa e spada di Sua Santità e soprattutto (per comprendere il nesso con il giallo della Basilica di San Lorenzo in Lucina) ministro della Real Casa di Savoia dal 1983 alla morte. Carlo d’Amelio era cioè il gentiluomo incaricato di seguire gli affari privati della Real Casa in Italia.
Sulla parete di fondo dell’altare c’è un grande Crocifisso, sovrastato da una incisione con scritto a caratteri maiuscoli: “Tu non fai la storia, tu sei la storia”. E in caratteri più piccoli, sempre maiuscoli: “Angelica”. A capo, centrato rispetto alla scritta sovrastante sempre in caratteri maiuscoli: “Et religione”. Il presunto volto di Giorgia Meloni compare invece sulla parete guardando l’altare a destra, quindi immediatamente dopo la lastra che indica i nomi dei finanziatori dell’intervento di restauro. Sono raffigurati due angeli, uno con il volto di un uomo, che alcuni vedrebbero somigliante all’ex premier Giuseppe Conte, che sorregge la corona sabauda e l’altro, con il volto di una donna fortemente somigliante a Giorgia Meloni, con la mappa d’Italia. Tra i due angeli, il busto di Umberto II di Savoia l’ultimo Re d’Italia per abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, che regnò dal 9 maggio al 18 giugno 1946 e morì in esilio in Portogallo, il 18 marzo 1983.
