Tech Europe Foundation, de Angelis: ‘con Bocconi e Politecnico siamo la piattaforma del deep tech’

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(Adnkronos) – Con il conferimento in Tech Europe Foundation dei rispettivi poli innovativi (B4i e PoliHub) Università Bocconi e Politecnico di Milano compiono un passo decisivo verso la costruzione di una piattaforma di innovazione di scala europea. L’operazione rafforza l’impegno dei due atenei nel deep tech e porta sotto un’unica infrastruttura l’intera filiera dell’innovazione: dalla ricerca scientifica alla nascita e crescita delle startup, fino all’accesso al mercato e ai capitali.
Tech Europe Foundation è sostenuta, tra gli altri, da Ion Foundation di Andrea Pignataro, Fsi guidata da Maurizio Tamagnini e dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Un punto di partenza che ambisce a colmare un vuoto strutturale del sistema italiano dell’innovazione. Alla guida di questa trasformazione, insieme al presidente Ferruccio Resta, c’è Luca de Angelis, ceo di Tef, che con l’Adnkronos commenta sia questa nuova operazione che il futuro del polo milanese dell’innovazione.
La confluenza di PoliHub e Bocconi for Innovation in Tech Europe Foundation viene descritta come un salto di scala. È davvero questo il passaggio chiave?
Non so se oggi possiamo dire di essere già a piena scala europea, ma sicuramente abbiamo costruito basi molto solide per arrivarci. Le due università insieme rappresentano una quota enorme dell’innovazione italiana: circa la metà dei founder e il 92% del capitale raccolto da startup nate da ex universitari. Inoltre parliamo di atenei fortemente internazionali. Mettere insieme questi ecosistemi significa creare un motore di dealflow con numeri finalmente competitivi.
Perché non creare un fondo di venture capital tradizionale, ma una fondazione che interviene prima del mercato?
Perché il problema oggi non è la mancanza di capitale, ma la mancanza di startup pronte per essere finanziate. Se avessimo fatto un fondo, saremmo entrati in un mercato già presidiato da ottimi operatori. Il nostro obiettivo è un altro: lavorare prima del venture capital, quando c’è un’idea ancora fragile, uno scienziato o un team che va aiutato a capire se quella tecnologia può diventare impresa.
In cosa Tef è diversa dagli altri grandi hub europei dell’innovazione?
Le altre realtà, penso a Francia e Germania in particolare, sono partite con molti anni di anticipo. Abbiamo il vantaggio di conoscere quali strategie funzionano meglio, e vogliamo essere molto sistematici e scientifici nel nostro approccio. Avere una teoria di intervento, misurare l’impatto, correggere subito ciò che non va. E soprattutto muoverci velocemente. Immaginiamo una startup che si muove come un treno ad alta velocità. Se tu, come infrastruttura o come istituzione, resti fermo sulla banchina, non solo non riesci a salirci sopra, ma smetti anche di capire cosa sta succedendo. Il rischio è parlare di innovazione senza riuscire a intercettarla. In pochi mesi – siamo partiti a marzo 2025 – abbiamo finanziato 85 ricercatori, coinvolto 350 studenti, lavorato con oltre sessanta startup e concluso un’operazione strutturale come questa fusione.

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