La tavolozza musicale di Micol Picchioni

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Non sono un musicista, ancor meno un critico musicale, anche se ascoltare buona musica mi emoziona, mi dà piacere, forse anche più intenso del piacere che provo davanti a un bel dipinto o una bella scultura. La pittura, la scultura, la poesia o la stessa letteratura, per quanto apprezzata e seguita, non si avvicina neanche lontanamente alle capacità emotive della musica. La musica è arte, divertimento, piacere, ma anche e soprattutto medicina per l’anima e per il corpo. Più di ogni arte rappresenta il “linguaggio delle emozioni”: emozioni che chi ascolta percepisce, riconosce, o da cui è emotivamente toccato. E’ l’arte più potente, considerati i risultati cui può portare “ciò che è selvaggio, disordinato e litigioso, la cetra di Apollo lo placa e addolcisce” è scritto nell’Alceste di Euripide.
Quel suono prodigioso può ispirare i canti della natura e perfino smuovere le pietre. Domenica sera nella chiesa di Santa Sofia una giovane musicista Micol Picchioni con il suono prodigioso della sua arpa ha ispirato i canti della natura e ha smosso le pietre. Le note, ritmate con maestria dalla vivace musicista, hanno avuto la capacità di evocare emozioni inusitate. Una tavolozza musicale, quella della Picchioni, fatta di gioia, commozione, serenità, eccitamento, malinconia, dove il corpo, interagendo con le note, balla con le corde dell’arpa, in un equilibrio artistico che ha del sublime.

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