Bologna, 9 giu. (dall’inviata Francesca Filippi) – “Nel 2025 in Italia si sono verificati tre importanti cluster di botulismo, a Cagliari, Cosenza e, a fine anno, in Sicilia. Episodi che hanno determinato un numero di casi nettamente superiore rispetto agli anni precedenti. Le indagini sono ancora in corso, ma è probabile che all’origine ci siano state criticità nella conservazione di alcuni alimenti, come il mantenimento a temperature non adeguate”. Così all’Adnkronos Salute Carlo Locatelli, già presidente della Società Italiana di tossicologia e direttore dell’Unità di Tossicologia, Centro Antiveleni e Centro nazionale di Informazione tossicologica dell’Irccs Maugeri, a margine del 23esimo congresso nazionale della Sitox a Bologna.
Secondo l’esperto, “il rischio di intossicazioni può aumentare in contesti come fiere, eventi all’aperto o attività di vendita ambulante”, dove è più complesso garantire il rispetto costante della catena del freddo e dell’igiene degli alimenti. “Nei locali pubblici, come bar e ristoranti, che operano secondo le procedure previste dalla normativa i controlli sono maggiori e i rischi si riducono”, osserva l’esperto.
Locatelli ricorda tuttavia che, in Italia, “la maggior parte dei casi di botulismo è tradizionalmente associata alle conserve domestiche. Il problema – spiega – può nascere quando questi prodotti vengono mescolati con altri alimenti oppure quando prodotti commerciali non vengono conservati correttamente. Se non vengono rispettate temperatura e modalità di conservazione, esiste il rischio di sviluppo di batteri del genere Clostridium e della produzione delle relative tossine”.
Alla domanda su quali precauzioni possano adottare i consumatori, Locatelli invita a non demonizzare il cibo acquistato per strada. “Non possiamo certo dire alle persone di non comprare un panino da un venditore ambulante: sarebbe un danno per molti commercianti. È però importante che chi vende alimenti disponga di frigoriferi funzionanti, mantenga i prodotti alla temperatura corretta e li conservi adeguatamente anche durante la notte. In sostanza, il consumatore deve poter contare sul fatto che il cibo sia stato gestito e conservato in modo appropriato”.
L’esperto sottolinea inoltre che il rischio di contaminazioni non riguarda esclusivamente i prodotti artigianali. “Negli anni scorsi abbiamo registrato episodi legati alla presenza di alcaloidi tropanici che hanno portato al ritiro di spinaci, broccoli e altri alimenti, anche industriali. Anche i prodotti confezionati possono quindi, in alcuni casi, veicolare tossine”. Tuttavia, conclude Locatelli, “il sistema di sorveglianza italiano è ottimale e consente di individuare rapidamente le criticità. Grazie al lavoro dei Centri Antiveleni e dell’intera rete dell’igiene e sicurezza alimentare, che coinvolge Asl e ministero della Salute, è possibile intercettare i prodotti pericolosi e procedere tempestivamente al loro ritiro dal mercato” conclude.


