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  • Neve e ricordi d'infanzia

SASSINORO - Giovedì 2 febbraio sarà ricordata per l’eccezionalità della nevicata che è durata ininterrottamente per un giorno ed una notte.
I fiocchi di neve soffiati dal vento gelido proveniente dal nord, hanno creato mucchi giganteschi nelle vie del paese, negli orti, nei boschi e sulle colline circostanti. Il risultato è l’immagine di un territorio immerso in un’atmosfera incantata di indubbia suggestione e bellezza. Negli angoli nascosti e riparati delle strade il mulinello del vento ha addensato cumuli bianchi dalle forme sinuose e bizzarre. Nei tratti più aperti la neve somiglia a drappi leggeri poggiati alle pareti o ad arabeschi che incorniciano e talvolta nascondono le porte, le finestre e le pietre delle case. Le forme dei tetti, dei comignoli, delle chiome degli alberi, dei cespugli, delle rocce e di qualsiasi punto del paesaggio appaiono rimodellate in una gamma infinita di nuove plastiche invenzioni.
In queste occasioni le persone non più giovani vanno ai loro ricordi d’infanzia o al racconto dei loro vecchi che, un tempo, erano ascoltati e considerati insostituibili maestri di vita.
Ricordiamo allora la nevicata dei primi mesi del 1956 quando Sassinoro fu sepolto sotto svariati decimetri di neve. Per tutto il mese di febbraio il paese rimase bloccato e privo di qualsiasi comunicazione con l’esterno. Per gran parte del tempo mancò l’energia elettrica, per tutto il periodo non si frequentò la scuola media che era a Morcone, molte persone andarono nel bosco a farsi la legna che ormai cominciava a scarseggiare nei focolari delle case. Ai primi di marzo, quando ormai il peggio era passato ed il disgelo aveva liberato la strada (ancora non asfaltata) arrivarono da Benevento dei soldati con mezzi cingolati.
Vogliamo ricordare anche qualche parola dialettale legata al racconto di quei giorni di freddo, non per inutile pedanteria, ma perché siamo convinti che la parlata dialettale è parte fondamentale della cultura di un popolo.
Quando nelle freddissime giornate invernali sibila il vento pungente accompagnato dalla neve, in dialetto si dice che “strinéia”, mentre i cumuli simili a dune che la neve portata dal vento forma nelle strade, sono chiamati “rèfene”. Sulla loro etimologia incerta e controversa non è il caso di soffermarsi.
Importante è conservare la memoria dei caratteri fondanti della nostra tradizione, nella speranza che un giorno si possa avere l’occasione di riflettere pacatamente anche su questi argomenti.