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  • Il riconoscimento assegnato nei giorni scorsi a Caserta consegna a Benevento l'infelice record in Campania
  • Sannio, l'unico olio senza Dop

  • Masiello: "E' in preparazione il disciplinare per una nostra Denominazione. Ma si può fare molto anche con l'etichettatura"

SANNIO - Un territorio tra i più vocati alla olivicoltura è l’unico a non avere ancora un riconoscimento di qualità. E’ un vero paradosso quello che vede protagonista il Sannio, unica provincia della Campania a non avere un marchio D.o.p. (Denominazione di origine protetta) per il proprio olio. Marchio di cui dispone persino una provincia come Napoli, certo non la più idonea dal punto di vista orografico e tradizionale. Addirittura due i riconoscimenti assegnati alle colture di Avellino e Salerno, e da ultimo, proprio nei giorni scorsi, al prestigioso novero si è aggiunta anche Caserta.
Manca dunque all’appello soltanto Benevento malgrado la grande diffusione della olivicoltura in tutto il territorio provinciale e la indiscussa qualità media della produzione locale. Come spiegare una lacuna che appare tanto più grave se si considera l’importanza sempre crescente che si assegna all’agroalimentare di qualità, sia in termini salutistici che di sviluppo economico del territorio? A originare la defaillance è stato l’infruttuoso, duplice tentativo effettuato negli anni scorsi con le candidature dei marchi ‘Colline beneventane’ e ‘Sannio’, entrambe bocciate dall’Unione europea. Adesso gli operatori del comparto guidati dalla Camera di Commercio ci stanno riprovando puntando tutto su una sola nomination che è ormai prossima alla definizione. «Stiamo lavorando alla presentazione di una nuova candidatura - spiega il presidente della Camera di Commercio, Gennaro Masiello - Il relativo disciplinare è ormai pronto e i tempi per la ufficializzazione della proposta sono brevi. Purtroppo ci troviamo a dover recuperare il terreno perduto in precedenza, quando si è voluto provare a seguire una strada rivelatasi inefficace. La scelta della doppia candidatura non ha pagato e oggi siamo in effetti l’unica provincia della Campania a non avere una Dop per il nostro ottimo olio. Ciò detto - puntualizza Masiello - va anche chiarito che la Denominazione non rappresenta un punto d’arrivo definitivo nell’ottica della valorizzazione di un prodotto. E’ senz’altro importante, ma non è l’unico modo per attestare la sussistenza dei requisiti di qualità di un prodotto. Le nuove normative comunitarie vanno nella direzione di una sempre più dettagliata etichettatura. E’ su questa leva che già adesso possiamo agire indicando in etichetta che le olive utilizzate per la produzione dell’olio sannita non provengono da altri Paesi, come invece accade per molti rinomati marchi di grande successo commerciale. L’olio sannita già oggi è un prodotto di eccellenza, come ben sanno quanti hanno avuto modo di apprezzarlo. Bisogna lavorare perchè un numero quanto più ampio possibile di persone possa saperlo e, soprattutto, possa trovarlo in vendita. Al di là del riconoscimento, infatti, resta il problema della promozione del prodotto e della sua commercializzazione. Anche su questo stiamo lavorando - conclude il numero uno dell’ente camerale - sollecitando la creazione di un apposito Consorzio».
Va detto che se l’olio beneventano non gode ancora di un adeguato riconoscimento, va molto meglio per i vini sanniti con una Docg (Denominazione di origine controllata garantita) e due Doc (Denominazione di origine controllata).

Ultima modifica Sabato 04 Febbraio 2012 14:05