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  • «Eolico costoso e deturpatore. Si blocchino tutte le autorizzazioni»

SANNIO - Fermare le autorizzazioni per nuovi impianti eolici e rivedere i criteri di assegnazione degli incentivi. Sono due delle richieste contenute nella lettera inviata da nove associazioni ambientaliste e paesaggiste al Governo Monti. Si tratta di Altura, Amici della Terra, Comitato nazionale del Paesaggio, Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Movimento Azzurro, Terra Celeste, Verdi ambiente e società. Pubblichiamo alcuni stralci del documento che ripropone alcune problematiche già note insieme ad aspetti meno conosciuti ma altrettanto importanti della questione che interessa da vicino Benevento e l’Alto Sannio.  

Signori Ministri,
scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del decreto legislativo 28/2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 megawatt e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione. Noi crediamo che nell’attuale congiuntura economica, la modifica del sistema incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori. Anche se non riguardano la materia fiscale, gli incentivi alle fonti rinnovabili sono a carico dei contribuenti italiani e delle imprese nazionali nella loro veste di consumatori-utenti: è opportuno dunque che rispondano a criteri di equità e congruità. Nel caso dell’eolico e del fotovoltaico gli incentivi rappresentano un enorme fiume di danaro proveniente dai contribuenti italiani che prende la via dei paesi produttori e delle multinazionali. L’eccesso d’incentivi a queste due fonti ha penalizzato, nei fatti, la promozione di altre fonti come quelle termiche, a prevalente tecnologia e produzione italiana, e sottraggono i necessari finanziamenti alla ricerca scientifica sulle rinnovabili per arrivare alla microgenerazione a vantaggio delle popolazioni e non alle grandi centrali che mantengono un regime di oligopolio.
L’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino a oggi la più alta del mondo. Solo per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5000 torri per una potenza complessiva di 6.000 megawatt, non certo per la loro produttività. Infatti, la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore l’anno ben al di sotto delle 2000 ore l’anno ritenute utili per una produzione competitiva. Vi è quindi il rischio palese di innumerevoli impianti già autorizzati o con pareri ambientali emessi (per quanto opinabili) che rischiano di essere realizzati per ulteriori, quanto ben poco utili, 6000 megawatt. La cronaca giudiziaria ha evidenziato inchieste per speculazioni e malaffare relative a impianti eolici su tutto il territorio nazionale e in particolare nel mezzogiorno. Le Regioni, cui spettava la facoltà d’intervenire con misure urbanistico-territoriali dopo le tardive Linee Guida nazionali in materia, del settembre 2010, sostanzialmente non hanno adottato misure importanti su questo piano, mentre la mole oceanica di progetti già presentati rivendica diritti acquisiti in ordine a qualsivoglia, eventuale approccio in tal senso. La speculazione avviene anche a spese del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali appenninici, sulle colline, nei luoghi isolati di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono le specie faunistiche ormai rarissime. In molti casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di green-economy come quella agrituristica o della valorizzazione culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.
Occorre prendere atto che l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009-2011 procede a un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, ovvero 12.000 megawatt di eolico e 8.000 megawatt di fotovoltaico installati al 2020. La decisione assunta quest’anno dal Governo di aumentare a ben 23.000 megawatt entro il 2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020) la potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe ragionevolmente compensare la necessità d’installare altri impianti eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale.
Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.
Tranne sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a un’oggettiva valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo Governo e nella competenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha affermato di recente: «Dobbiamo affrontare la tematica ... tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall’altra il rispetto degli usi bilanciati del territorio». E ancora: «... nel nostro Paese abbiamo sicuramente problemi sull’eolico perché bisogna anche paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell’elettricità da eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare, anche in questo caso, la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica con minor impatto sul paesaggio”.
Sono affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso nell’atteso provvedimento. Ribadiamo che non siamo contrari alle energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l’uso ragionevole, ma ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul paesaggio, «bene comune» che rinnovabile non è; In particolare riteniamo necessario che si attui, preventivamente, un censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati su tutto il territorio nazionale. Nel frattempo si proceda a una moratoria, così come sollecitato anche dal Tavolo della domanda di Confindustria nella lettera al ministero dello Sviluppo economico dello scorso ottobre, nella quale si parlava senza mezzi termini di «rischi di collasso» per il sistema elettrico e della necessità di evitare «una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale italiano». L’installazione di potenziale fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all’Unione (8.000 megawatt mentre siamo già a quasi 12.000 megawatt in esercizio) vada a detrazione della quota prevista dal PAN per l’eolico.
Le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso vengano definite dal Governo nazionale, e non delegato alle amministrazioni periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in gioco. In ogni caso, ribadiamo l’assoluta opportunità e legittimità di tagliare gli incentivi a questa tecnologia, allocabile in aree sempre meno ventose, in ragione del nuovo apporto energetico da fotovoltaico.

Ultima modifica Giovedì 29 Dicembre 2011 13:37