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Bancarotta ‘Scaturchio’, scattano tre misure

BENEVENTO - C’è anche una persona di Benevento – Pasquale Ucci (avvocato Andrea De Longis junior), 48 anni, titolare del noto ristorante ‘Pascalucci’, regolarmente funzionante - tra i tre destinatari della misura del divieto di esercitare attività imprenditoriali adottata dal gip del Tribunale di Napoli nell’ambito di un’inchiesta sulle vicende della storica pasticceria di Napoli ‘Scaturchio’. Il provvedimento, relativo alle gestioni precedenti, è stato eseguito dalla Guardia di finanza partenopea anche nei confronti di Paolo Ferrara Scarfoglio, 52 anni, di Roma, ed Alberto Kunz, 39 anni di Napoli, ritenuti responsabili, in concorso tra loro e con Nicola Scaturchio e Walter Cannatello, poi deceduto, del reato di bancarotta fraudolenta. Sequestrate anche le quote della società ‘Scab srl’.
Dall’attività investigativa, affidata al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, sarebbe emerso che fin dal 2004 – si legge in unanota della Procura - l’impresa «Giovanni Scaturchio» - dichiarata fallita con sentenza del 18 dicembre 2009 - aveva accumulato debiti erariali per circa otto milioni di euro e che proprio in quel periodo l’allora amministratore della società Walter Cannatello (poi deceduto) aveva concesso in fitto il ‘gioiello di famiglia’ a società che si erano dichiarate, solo formalmente, in grado di ripianare interamente l’imponente situazione debitoria della prima e di riorganizzare l’azienda adottando un ‘articolato piano industriale’”. Le indagini avrebbero consentito di accertare che “prima Scarfoglio e Kunz, quali gestori di fatto della società Scab, affittuaria di Scaturchio dal 2005 al 2007, e poi Pasquale Ucci, quale gestore di fatto della società ‘Turistiche Alberghiere srl’, nel frattempo oggetto di provvedimento di sequestro del giudice civile, società affittuaria della medesima azienda dal 2007 fino al fallimento, in realtà non avrebbero adempiuto ad alcuno degli obblighi contrattuali, persino contribuendo a far aumentare l’importo dei debiti verso l’erario ad oltre 11 milioni di euro”. Secondo gli inquirenti, “la Scab e la Turistiche Alberghiere, a loro volta evasori totali, erano società create ad hoc allo scopo esclusivo di gestire l’azienda Scaturchio attraverso teste di legno, mere esecutrici delle direttive emanate da Scarfoglio e Kunz da un lato e Pasquale Ucci e dai suoi collaboratori dall’altro”. In questo modo gli indagati avrebbero “concorso a distrarre dal patrimonio aziendale di Scaturchio somme rilevantissime, circa tre milioni di euro, derivanti da profitti ricavabili dall’azienda che, come ha sostenuto il curatore fallimentare, era «una macchina perfetta capace di sopravvivere autonomamente» grazie allo «spontaneo sincronismo tra le forze lavoro». Nel corso delle indagini sarebbe stato anche accertato che “l’ultima società affittuaria dell’azienda aveva preannunciato sul sito che avrebbe proceduto all’apertura di punti vendita con il marcio ‘Pasticceria Scaturchio’, senza aver chiesto né ottenuto alcuna preventiva autorizzazione”. In effetti – continua la Procura - “è risultato aperto un punto vendita a Benevento (attivo per poco tempo in alcun locali in piazza Roma ndr), riferibile non già alla società ‘Turistiche Alberghiere’, ma ad una società ad essa collegabile, denominata ‘Fischetti Antonella srl’ (persona fisica già socia della ‘Turistiche Alberghiere’srl), che si proponeva ai terzi come ulteriore sede della pasticceria Giovanni Scaturchio”. Ed ancora: “Sempre la società facente capo ad Ucci aveva costituito altre due società ‘Scaturchio Bar srl’ e ‘Scaturchio eventi srl’, ancora una volta senza aver chiesto né ottenuto alcuna autorizzazione”. Le indagini avrebbero permesso di “acclarare che Equitalia, nel 2008, aveva proceduto a cancellare l’ipoteca sui beni di Cannatello, debitore di somme pari quasi a circa tre milioni di euro, attestando erroneamente l’avvenuta estinzione del debito di cui quest’ultimo era onerato”. L’attività investigativa avrebbe dimostrato che “in realtà Cannatello aveva estinto solo un sesto del debito complessivo a suo carico, e che, a seguito della liberazione dei propri immobili dall’ipoteca, aveva venduto a terzi uno di essi. Con evidente pregiudizio per i creditori e, di seguito, per la procedura fallimentare. Non risulta, peraltro, che Equitalia abbia provveduto ad iscrivere nuovamente l’ipoteca per la parte di debito residua non pagata da Cannatello, pari a circa 2 milioni e 300mila euro”.